Napoli, 23 aprile 2026 – Nuovi sviluppi nel procedimento giudiziario relativo alla tragica morte del piccolo Domenico, il bambino di due anni e mezzo deceduto il 21 febbraio scorso in seguito a un trapianto di cuore effettuato il 23 dicembre 2025. In vista delle prossime verifiche sanitarie disposte dal gip Mariano Sorrentino, l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo-Marcolino, ha avanzato un’istanza per la partecipazione in videoconferenza di ulteriori tre consulenti tecnici.
Consulenti in videocollegamento per l’accertamento sanitario
Oltre al medico legale Luca Scognamiglio, già coinvolto nel caso, potrebbero dunque intervenire da remoto anche il professor Gianni D. Angelini, specialista in cardiochirurgia residente nel Regno Unito, il dottor Alessandro Iacobelli, esperto in anatomia patologica, e la dottoressa Maria D’Amico, specialista in anestesia e rianimazione. La richiesta, inoltrata dal legale della famiglia, è stata sottoposta all’autorizzazione del gip in vista degli accertamenti fissati per il 28 aprile presso l’istituto di medicina legale del Policlinico di Bari.
In quella sede, il collegio di periti nominato dal giudice eseguirà una serie di approfondimenti, alla presenza dei consulenti della famiglia e dei sette medici indagati. Tra gli esami previsti vi sono quelli sul cuore malato originario espiantato al bambino e sull’organo successivamente trapiantato, che, secondo quanto emerso finora, sarebbe giunto danneggiato dalla struttura di Bolzano.
Procedura e coinvolgimento della procura
Nei giorni scorsi, sotto il controllo dei carabinieri del Nas di Napoli e su disposizione dell’autorità giudiziaria, il cuore malato del piccolo Domenico è stato consegnato all’istituto di medicina legale di Aversa per gli accertamenti preliminari. Inoltre, la Procura di Napoli, con i pm Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci, ha integrato il pool di esperti incaricati includendo il cardiochirurgo Paolo Centofanti, che affiancherà il medico legale e l’anatomopatologo già delegati.
Il caso, che coinvolge sette medici indagati, continua a essere seguito con la massima attenzione dall’autorità giudiziaria, che punta a chiarire le cause del decesso del piccolo dopo il trapianto fallito, in un contesto di profonda sofferenza per la famiglia e la comunità.
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