Milano, 27 aprile 2026 – La giudice per l’udienza preliminare Giulia Marozzi ha disposto il rinvio a giudizio per l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri e per sua moglie, Miranda Ratti, nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte donazioni per un totale di circa 42 milioni di euro ricevuti da Silvio Berlusconi. Le somme, suddivise in otto bonifici, sono al centro di un procedimento giudiziario che ora approda in tribunale.
Il procedimento giudiziario a Milano
La prima udienza si terrà il prossimo 9 luglio davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Milano. L’indagine riguarda una parte delle donazioni che, per alcune di esse, ha visto scattare la prescrizione. Il fascicolo era stato originariamente aperto a Firenze ma, nel marzo 2025, è stato trasferito a Milano per competenza territoriale, a seguito di un’eccezione sollevata dai difensori di Dell’Utri, gli avvocati Francesco Centonze e Filippo Dinacci.
Dell’Utri, figura di spicco nell’orbita politica di Berlusconi e nel mondo imprenditoriale, è stato già protagonista di numerose vicende giudiziarie di rilievo. La sua carriera politica si è svolta principalmente nell’ambito di Forza Italia e del Popolo della Libertà, con mandati parlamentari dal 1996 al 2013. Tra le condanne più note vi è quella del 2014 per concorso esterno in associazione mafiosa, pena che ha scontato tra carcere e domiciliari.
Le vicende giudiziarie di Dell’Utri
Marcello Dell’Utri è stato uno stretto collaboratore di Silvio Berlusconi fin dagli anni settanta, ricoprendo ruoli chiave in società come Publitalia ’80 e Fininvest e partecipando alla fondazione di Forza Italia nel 1993. Nel 2023 è stato beneficiario di un lascito testamentario da parte di Berlusconi per un valore di 30 milioni di euro, a titolo di legato.
Dell’Utri ha più volte dichiarato di considerare tale somma come un risarcimento per gli emolumenti non percepiti a causa delle sue condanne e dei lunghi periodi di detenzione. Nel corso della sua vita giudiziaria, ha affrontato dodici procedimenti, con condanne e assoluzioni, tra cui quella per concorso esterno in associazione mafiosa e un processo per la cosiddetta trattativa Stato-mafia.
Le accuse nei confronti dell’ex senatore
L’ex senatore di Forza Italia è accusato di aver violato la legge Rognoni-La Torre per non aver dichiarato incrementi patrimoniali superiori a 42 milioni di euro ricevuti nell’arco di un decennio, tra il 2014 e il 2024. Secondo l’accusa, non avrebbe rispettato gli obblighi previsti a seguito della sua condanna definitiva – già scontata – per concorso esterno in associazione mafiosa. Alla moglie viene invece contestata l’ipotesi di intestazione fittizia di beni.
Per la procura di Firenze, le somme versate dal fondatore di Forza Italia all’ex manager di Publitalia avrebbero avuto lo scopo di garantirgli una sorta di protezione giudiziaria rispetto al presunto coinvolgimento nelle stragi del 1993. Tuttavia, l’esclusione dell’aggravante mafiosa da parte del gup fiorentino ha modificato l’impianto accusatorio, separando il caso da quei fatti e portando al trasferimento del procedimento a Milano, città di residenza dell’ex parlamentare.
I magistrati della Direzione distrettuale antimafia, il pubblico ministero Pasquale Addesso e il procuratore Marcello Viola, ritengono che sia stato aggirato l’obbligo di comunicazione previsto dalla normativa sulle misure di prevenzione antimafia. Su loro richiesta, il giudice per le indagini preliminari Emanuele Mancini ha confermato il sequestro di 10 milioni e 840 mila euro, già disposto a Firenze nel marzo 2024.






