Le contestazioni mosse a Gianluca Rocchi “non si riescono a capire”. È questa la linea dell’avvocato Antonio D’Avirro, legale del designatore degli arbitri di Serie A e B, autosospesosi dopo l’indagine della Procura di Milano per concorso in frode sportiva. Il punto sollevato dalla difesa riguarda soprattutto la struttura dell’accusa: secondo D’Avirro, nell’imputazione si parla di un concorso di più persone, ma gli altri presunti soggetti coinvolti non sarebbero indicati.
“Sono contestazioni che non si riescono a capire, perché si segnala un concorso di più persone, ma queste altre persone non vengono indicate”, ha spiegato il legale. Poi l’affondo: “Io non ho mai visto che l’altro soggetto del presunto accordo nella frode sportiva non venga indicato”. Una presa di posizione netta, arrivata nel pieno della bufera che ha investito il mondo arbitrale italiano e che segna il primo vero fronte difensivo attorno alla posizione di Rocchi.
Caso Rocchi, le accuse della Procura di Milano
Secondo la ricostruzione emersa nelle ultime ore, Rocchi è indagato dalla Procura di Milano con l’ipotesi di concorso in frode sportiva. L’indagine riguarda alcuni episodi legati alla stagione 2024/25 e, in particolare, alcune designazioni arbitrali e presunte interferenze nelle procedure Var.
Tra i passaggi contestati ci sarebbe la designazione dell’arbitro Colombo per Bologna-Inter dell’aprile 2025, indicato dagli inquirenti come direttore di gara “gradito” ai nerazzurri. Un altro episodio riguarda la designazione di Daniele Doveri per la semifinale di Coppa Italia tra Milan e Inter: secondo l’ipotesi accusatoria, quella scelta avrebbe avuto l’effetto di evitare la presenza dello stesso arbitro nelle successive gare decisive, poiché ritenuto “poco gradito” all’Inter.
L’altro fronte dell’inchiesta riguarda Udinese-Parma del 1° marzo 2025. In quella gara, secondo l’accusa, Rocchi avrebbe violato il protocollo Var, che prevede l’autonomia della sala di Lissone, inducendo una chiamata all’on field review per l’assegnazione di un rigore all’Udinese. Si tratta, al momento, di ipotesi investigative: non ci sono responsabilità accertate e Rocchi ha già fatto sapere di contestare gli addebiti.
L’autosospensione e il ruolo della giustizia sportiva
Dopo la notifica dell’atto, Rocchi ha scelto di autosospendersi dal ruolo di responsabile della Can. Una decisione definita “sofferta” e presa, secondo quanto comunicato, per permettere al gruppo arbitrale di lavorare “nella massima serenità” durante lo sviluppo della vicenda giudiziaria. Anche Andrea Gervasoni, componente della Can e supervisore Var, risulta indagato in un filone legato a un altro episodio e si è a sua volta autosospeso.
Sul piano sportivo, la Procura federale della Figc ha chiesto gli atti alla Procura di Milano per valutare l’eventuale riapertura dell’indagine disciplinare. Il procuratore federale Giuseppe Chinè ha ricostruito il precedente iter, precisando di aver ricevuto nel maggio 2025 esclusivamente l’esposto dell’assistente Domenico Rocca relativo al presunto intervento esterno in sala Var durante Udinese-Parma. Dopo le audizioni, ha spiegato Chinè, non erano emerse condotte di rilievo disciplinare e il procedimento era stato archiviato con il parere della Procura generale dello Sport presso il Coni.
Inter e Lega Serie A respingono le ombre sul campionato
Nel frattempo l’Inter, chiamata indirettamente in causa dalle ipotesi investigative, ha respinto ogni ricostruzione legata a presunti arbitri “graditi” o “non graditi”. Il presidente nerazzurro Giuseppe Marotta ha parlato a Sky Sport di società “estranea” alla vicenda, rivendicando la correttezza dell’operato del club.
Sulla stessa linea garantista si è mosso anche il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, che ha invitato a non trasformare un avviso di garanzia in un giudizio anticipato sulla regolarità del campionato. Simonelli ha richiamato alla prudenza, sottolineando il rischio di una “gogna mediatica” e di danni reputazionali per l’intero sistema calcio.
Il prossimo passaggio sarà l’audizione di Rocchi davanti ai magistrati milanesi, fissata per giovedì 30 aprile. Fino ad allora, il caso resta sospeso tra il lavoro della giustizia ordinaria, le verifiche della giustizia sportiva e la necessità, per il calcio italiano, di distinguere le ipotesi investigative dai fatti accertati.






