Tel Aviv, 25 aprile 2026 – La tensione in Medio Oriente si è intensificata nelle ultime ore con una nuova escalation militare tra Israele e il Libano. Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha ufficialmente ordinato alle Forze di Difesa Israeliane (Idf) di condurre attacchi decisi contro Hezbollah nel sud del Libano, in risposta a ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte del movimento sciita.
Nuovi raid israeliani nel sud del Libano per ordine di Netanyahu
Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa statale libanese National News Agency, Israele ha effettuato una serie di raid in almeno quattro località del sud del Libano, tra cui due attacchi consecutivi nel distretto di Bint Jbeil, uno a Tiro e ulteriori colpi in due città del distretto di Nabatieh. Questi attacchi seguono la decisione del premier Netanyahu di intensificare la pressione militare su Hezbollah, ritenuto responsabile di infrangere il cessate il fuoco vigente nella regione.
L’ufficio del primo ministro israeliano ha confermato che l’ordine di attaccare “con vigore” gli obiettivi di Hezbollah è stato motivato dalle continue provocazioni e violazioni del cessate il fuoco, con l’intento di difendere la sicurezza nazionale di Israele.
Proteste in Israele e clima interno
Parallelamente all’escalation militare, anche la scena interna israeliana è caratterizzata da forti tensioni. A Tel Aviv e in altre città del Paese si sono svolte massicce proteste antigovernative, con migliaia di manifestanti radunati soprattutto a Piazza Habima, nel cuore della metropoli. I cittadini hanno chiesto le dimissioni di Netanyahu e la costituzione di una commissione d’inchiesta ufficiale sugli eventi del 7 ottobre 2023, in particolare riguardo alla gestione dei prigionieri nella Striscia di Gaza e alla tutela dell’indipendenza della magistratura.
Le proteste si sono svolte sotto un’alta presenza di polizia, mentre la Corte Suprema israeliana è impegnata a deliberare su un’indagine relativa alle responsabilità che hanno portato all’attacco di ottobre. Lo scenario politico e militare rimane dunque estremamente complesso, con il governo Netanyahu sotto pressione sia sul fronte interno sia su quello della sicurezza nazionale.






