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Moody’s: “Ventidue Stati Usa in recessione, altri tredici vicini alla soglia critica”

Secondo Moody’s Analytics, la crescita economica americana è sempre più frammentata: Midwest e Nordest in crisi, Sud e Sudovest trainano ma rallentano. Cruciale il ruolo di California e New York

by Marco Andreoli
7 Novembre 2025
La bandiera degli Stati Uniti

La bandiera degli Stati Uniti

Washington, 7 novembre 2025 – Un recente studio firmato da Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics, conferma che l’economia Usa procede a ritmi disomogenei, con ben 22 Stati già in recessione o sul punto di entrarvi. Questi territori, che comprendono realtà come l’Illinois, il Minnesota, l’Iowa e Washington D.C., rappresentano circa un terzo del prodotto interno lordo (PIL) nazionale. Altri 13 Stati, tra cui le potenze economiche di California e New York, risultano invece stagnanti, mentre una minoranza di 16 Stati – tra cui Florida, Texas e Pennsylvania – continua a mostrare segnali di crescita robusta, sorretti da un mercato del lavoro solido e consumi interni vivaci.

Recessione Usa: disparità regionali e fattori di crisi

L’analisi di Zandi si basa su un indice di indicatori “coincidenti”, ossia dati che fotografano in tempo reale la salute economica delle singole aree: salari, produzione industriale e tasso di occupazione. La lettura di questi parametri ha portato Moody’s a identificare le zone in recessione o a rischio, tracciando un quadro economico fortemente frammentato.

Nel Midwest e nel Nordest, Stati come Minnesota e Iowa soffrono per la perdita di posti di lavoro nei settori manifatturiero e finanziario, un fenomeno accentuato da fattori quali la riduzione dell’immigrazione e i tagli federali all’occupazione pubblica. In Iowa, per esempio, le posizioni lavorative nel campo dei servizi finanziari sono calate di oltre il 5% dal 2019, mentre a livello nazionale si registra una crescita vicina al 7%. Gli effetti delle politiche commerciali protezionistiche e dei dazi introdotti negli anni passati hanno ancora ripercussioni dolorose in queste aree, particolarmente esposte all’agricoltura e al commercio internazionale.

Al contrario, il Sud e parte del Sudovest rimangono i principali motori della crescita economica, spinti dalla vitalità del settore energetico, dalle delocalizzazioni interne e dai costi di vita relativamente bassi. Tuttavia, Moody’s avverte che anche queste regioni mostrano segnali di rallentamento, con una crescita che perde slancio rispetto al passato.

Il ruolo cruciale di California e New York

La tenuta economica di California e New York, che insieme costituiscono oltre il 20% del PIL americano, è fondamentale per evitare una recessione su scala nazionale. Secondo Zandi, se queste due economie dovessero registrare una contrazione, gli Stati Uniti rischierebbero di scivolare in una recessione generalizzata. Attualmente, però, esse si mantengono in una fase di stallo, senza crescite né cali significativi.

Nel frattempo, la scena politica americana è nuovamente segnata da tensioni, con lo shutdown federale che continua a pesare sull’economia. La crisi politica, attribuita in parte alla strategia di Donald Trump e dei suoi sostenitori per spingere l’agenda conservatrice del MAGA, alimenta incertezze e problemi come l’aumento dei prezzi alimentari e il deterioramento del sistema di assistenza sanitaria Medicaid. Il blocco delle attività federali ha inoltre interrotto la raccolta di dati ufficiali sul mercato del lavoro, ostacolando le analisi tempestive dell’andamento occupazionale.

Tags: economiaStati Uniti

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