Vasto, 10 marzo 2026 – Nel cuore della provincia di Chieti, a Palmoli, la vicenda della famiglia nel bosco continua a suscitare forti dibattiti e tensioni giudiziarie. I protagonisti, Nathan e Catherine Trevallion, coppia anglo-australiana che ha scelto una vita isolata in una casa nel bosco, si trovano al centro di una complessa battaglia legale e sociale, che coinvolge autorità giudiziarie, assistenti sociali e il mondo dell’istruzione.
La replica della magistratura e le tensioni sociali
Nel frattempo, in seguito alle minacce e agli attacchi ricevuti sui social network nei mesi scorsi, è stata rafforzata la vigilanza nei confronti di Cecilia Angrisano, presidente del Tribunale dei Minori dell’Aquila, che già disponeva di una protezione in ragione del suo ruolo. La decisione, confermata da fonti qualificate e anticipata dal quotidiano Il Centro, arriva nel contesto delle polemiche seguite all’ordinanza con cui la magistrata ha disposto la sospensione della responsabilità genitoriale nei confronti di Nathan e Catherine, noti come la “famiglia del bosco”, e l’allontanamento dei tre figli affidati a una struttura protetta.
Proprio ieri, la presidente Angrisano insieme al procuratore David Mancini, ha diffuso una nota per rispondere alle critiche sull’ordinanza di allontanamento di Catherine dalla casa famiglia. Nel comunicato si sottolinea che ogni decisione dei giudici minorili è ispirata esclusivamente ai principi di tutela dei diritti delle persone di minore età. I magistrati hanno inoltre denunciato i toni aggressivi e non consoni dei commenti apparsi negli ultimi giorni sui social, che hanno contribuito ad alimentare la tensione intorno al caso.
Famiglia nel bosco, il conflitto con l’assistente sociale e il procedimento giudiziario
A pochi giorni dall’inizio della perizia che dovrà valutare le competenze genitoriali di Nathan e Catherine, i coniugi hanno formalmente denunciato l’operato di Veruska D’Angelo, l’assistente sociale incaricata dal Tribunale dell’Aquila come tutrice dei loro tre figli minori. Secondo la denuncia presentata dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, D’Angelo avrebbe mostrato un atteggiamento “ostile e non imparziale” nei confronti della famiglia nel bosco, comportandosi con negligenza e incontrando i Trevallion e i bambini soltanto cinque volte in altrettante settimane.
Non solo, la figura della tutrice è stata oggetto di critiche per una sua eccessiva esposizione mediatica, con numerose interviste rilasciate che avrebbero compromesso la neutralità necessaria al suo ruolo. La situazione potrebbe portare a un possibile cambio della curatrice, se il Tribunale deciderà per la revoca dell’incarico.
Nella vicenda si inseriscono anche riflessioni di esperti come lo psichiatra Tonino Cantelmi, che richiama a una gestione più attenta e meno traumatica, e le forti accuse di Anna Egidia Catenaro, suora-avvocata e presidente di Avvocatura in Missione, che ha inviato una lettera aperta alla garante per l’infanzia Marina Terragni denunciando quello che definisce un «sopruso» e chiedendo il dissequestro immediato dei bambini.
La difficile integrazione scolastica dei figli e le critiche alla madre
L’istruzione dei figli della famiglia nel bosco è un altro nodo cruciale della vicenda. Le pagelle redatte dalla maestra in pensione Lidia Vallarolo mostrano chiaramente come i bambini abbiano competenze logico-matematiche buone, ma evidenti difficoltà linguistiche, dovute anche alla madrelingua inglese e al contesto isolato in cui vivono. Si valuta quindi l’inserimento dei due gemelli di sei anni nella scuola dell’infanzia per un percorso più graduale, mentre la sorella maggiore di otto anni potrebbe frequentare la seconda elementare, nonostante la sua età.
Maria Luisa Palladino, la tutrice dei minori, ha sottolineato come l’ingresso in un ambiente scolastico ordinario rappresenti un’importante opportunità di socializzazione e inclusione. Tuttavia, Catherine Birmingham si oppone fermamente a questo percorso, criticando i metodi educativi e gli orari imposti nella struttura, e sostenendo che i figli dovrebbero iniziare la scuola a sette anni, con un percorso formativo più personalizzato.
Questa posizione rigida della madre ha attirato dure critiche da parte dei magistrati, che nel loro provvedimento parlano di un comportamento “gravemente ostativo” agli interventi educativi programmati, con conseguenze negative sull’equilibrio emotivo dei bambini. Gli atti di ribellione e nervosismo dei minori – dal danneggiamento di arredi a comportamenti distruttivi – sono stati collegati a questa dinamica famigliare, con la madre accusata di non intervenire per contenere tali comportamenti.
La storia personale di Catherine Birmingham: tra passione e sofferenza
Dietro il racconto di questa famiglia nel bosco si cela una storia personale e professionale di grande complessità. Catherine Birmingham, madre dei bambini, è un’insegnante spirituale e autrice di un libro dedicato all’equitazione consapevole, “Ride For Life. I tre principi d’oro per i cavalieri”, completato in sole due settimane e tradotto in più lingue. La sua vita è segnata da una profonda passione per i cavalli e da un percorso di crescita personale segnato da un grave infortunio fisico e dalla lotta contro la depressione.
La sua carriera equestre, iniziata giovanissima in Germania, l’ha portata a gestire scuderie e a confrontarsi con le dure realtà del mondo degli allevamenti di cavalli. Questo vissuto ha sviluppato in lei una profonda sensibilità e un forte impegno nel sostenere la guarigione emotiva attraverso il rapporto con gli animali e la spiritualità.
Dopo anni trascorsi tra Germania, Giappone e Australia, Catherine si è stabilita in Italia tra il 2017 e il 2018, dove ha acquistato la casa nel bosco a Palmoli nel 2021. Pochi mesi dopo, lei e Nathan hanno celebrato il loro matrimonio, suggellando un legame che si intreccia strettamente con la scelta di vita lontana dalla società convenzionale, al centro di un acceso dibattito pubblico e giudiziario.
Nel contesto attuale, la vicenda della famiglia nel bosco, i Trevallion, rappresenta una sfida complessa tra tutela dei minori, diritti genitoriali e l’esigenza di garantire un percorso educativo e sociale adeguato ai bambini, in un confronto serrato tra istituzioni, famiglia e comunità locale.



