Il Colle ha acceso un faro su una grazia che aveva già fatto discutere: Nicole Minetti, l’ex consigliera regionale coinvolta nel caso Ruby e nei processi per favoreggiamento della prostituzione e peculato, ha visto cancellare quasi quattro anni di pena da scontare con i servizi sociali. Una decisione presa dal presidente Sergio Mattarella, ma ora messa in discussione da una lettera inaspettata inviata direttamente al ministero della Giustizia. Il Quirinale chiede verifiche urgenti, insinuando che nell’istruttoria che ha portato alla concessione della grazia ci siano state presunte falsità. Non è solo una questione giudiziaria: è un terremoto che scuote le fondamenta delle istituzioni italiane.
La grazia a Nicole Minetti fa discutere
La concessione della grazia a Minetti ha scatenato una bufera di sospetti che tocca vari livelli istituzionali. Il caso è esploso dopo un’inchiesta del “Fatto Quotidiano” che ha sollevato dubbi su documenti potenzialmente falsi nella domanda di clemenza presentata da Minetti. Al centro delle accuse c’è soprattutto l’adozione di un minore con gravi patologie, elemento chiave per ottenere la grazia, ma ora finito sotto accusa per possibili dichiarazioni mendaci. Minetti ha risposto duramente, bollando le notizie come “infondate” e lesive della sua immagine personale e familiare, annunciando querele.
Dal Quirinale è arrivata una lettera chiara e senza fronzoli al ministro della Giustizia Carlo Nordio: serve una verifica rapida e trasparente sui fatti. Pur non avendo mai parlato direttamente con Nordio, Mattarella si è basato solo sulle 50 cartelle dell’istruttoria della procura di Milano, che descrivono un cambiamento radicale nella vita di Minetti, ormai integrata nella famiglia Cipriani, proprietaria dell’Harry’s Bar, ora nel mirino dei media e della giustizia.
Fonti del Quirinale hanno sottolineato che il presidente non ha strumenti propri di indagine e si affida alle autorità competenti. La palla passa quindi a Nordio, che ha promesso un primo riscontro entro 24 ore.
Nordio risponde, la procura di Milano avvia verifiche serrate
Nel corso della giornata, il ministero della Giustizia ha fornito una risposta vaga e cauta: agli atti della procedura di grazia non risultano elementi negativi segnalati dalla stampa. In sostanza, non ci sarebbero documenti ufficiali a conferma delle accuse emerse sui giornali.
Ma la vicenda non si chiude qui. La procura generale di Milano ha comunicato di aver chiesto al ministero l’autorizzazione per approfondire le indagini, alla luce delle nuove emergenze investigative. L’ok è arrivato in giornata e le verifiche sono partite.
Le indagini potrebbero essere lunghe e complesse, anche perché dovranno includere controlli internazionali, in particolare in Uruguay, dove Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani trascorrono gran parte dell’anno.
Sul fronte politico, la vicenda scatena fermenti sia nel governo sia nell’opposizione. Giorgia Meloni e l’esecutivo preferiscono mantenere un profilo cauto, mentre dall’opposizione si levano accuse pesanti, soprattutto contro Nordio, considerato indebolito dopo recenti tensioni interne al ministero e le polemiche post-referendum. Il Partito Democratico, attraverso la responsabile Giustizia Debora Serracchiani, ha chiesto con forza la rimozione del ministro per “mancanza di guida e controllo” nella gestione del dicastero.






