Il vicepresidente J.D. Vance non ha usato mezzi termini nel criticare il Pentagono per la sua gestione della crisi in Iran. Accanto a lui, anche Donald Trump e il suo entourage guardano con crescente diffidenza alle mosse di Teheran. Non si tratta solo di una questione politica o militare: in gioco c’è il controllo dello Stretto di Hormuz, un passaggio cruciale per il petrolio mondiale. Le accuse si moltiplicano, le risposte si fanno più dure, e l’atmosfera diplomatica si fa tesa come non mai. In questo scenario, ogni decisione pesa, e le operazioni sul campo si complicano giorno dopo giorno.
Negli USA fa discutere la gestione della guerra in Iran
J.D. Vance non ha usato mezzi termini nel mettere in discussione la gestione della guerra in Iran da parte del Dipartimento della Difesa. Secondo quanto riportato da The Atlantic, il vicepresidente ha sollevato dubbi seri sulla precisione dei dati ufficiali riguardo alle scorte di munizioni ancora disponibili. Fonti interne riferiscono che Vance teme un rapido esaurimento di armamenti chiave, una situazione che potrebbe compromettere l’efficacia delle operazioni sul campo.
Non si è limitato a denunciare il problema: Vance avrebbe cercato un confronto diretto con Trump, sottolineando la necessità di un coordinamento più stretto tra Casa Bianca e Pentagono per evitare frizioni interne. Il fatto che le stime ufficiali e le percezioni dei vertici militari divergano su un tema così cruciale accende un campanello d’allarme. Per il vicepresidente, è fondamentale rivedere e verificare con attenzione i dati sulle risorse belliche, perché un errore potrebbe pesare sulle decisioni strategiche future in un contesto così delicato.
Trump e il team non convinti dall’offerta iraniana per Hormuz
Sul fronte diplomatico, la Casa Bianca mantiene un atteggiamento prudente riguardo all’ultima proposta di Teheran, che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz e una sospensione temporanea dei negoziati nucleari. Come riporta il Wall Street Journal, Trump e i suoi consiglieri non si fidano pienamente delle intenzioni iraniane. Lo Stretto, crocevia vitale per il petrolio mondiale, è stato spesso teatro di blocchi e tensioni dall’ultima escalation militare, e il suo sblocco sarebbe un segnale importante per la stabilità globale.
Nonostante la proposta non sia stata respinta ufficialmente, la Casa Bianca preferisce aspettare e vedere. Le condizioni poste da Teheran, infatti, sollevano dubbi sulla reale volontà di abbandonare l’arricchimento dell’uranio e rinunciare allo sviluppo di armi nucleari. Trump ha fatto capire che qualsiasi accordo dovrà essere accompagnato da garanzie concrete e verificabili. Nei prossimi giorni sono attese contromisure e nuove proposte da parte degli Stati Uniti.
Il rischio è quello di una pace fragile, un’illusione che l’Iran potrebbe usare per guadagnare tempo e rafforzare la propria posizione nel gioco internazionale. Da Washington si attende quindi una risposta chiara e credibile da parte di Teheran.
Iran all’Onu: la stabilità del Golfo dipende da garanzie internazionali
All’Onu l’ambasciatore iraniano Amir Saeid Iravani ha puntato il dito contro Stati Uniti e Israele, chiedendo “garanzie credibili” per la stabilità nella regione del Golfo. Per Teheran, la fine definitiva delle aggressioni e il rispetto dei propri diritti sovrani sono condizioni imprescindibili per una pace duratura. Queste richieste sono state espresse durante una sessione del Consiglio di Sicurezza, dove è stato ribadito che finora nessun confronto militare ha portato a soluzioni stabili.
Nel frattempo, dagli Usa arrivano critiche all’Europa sulla gestione delle sanzioni. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha risposto duramente alle parole di Ursula von der Leyen, accusando l’Unione europea di usare le sanzioni come uno strumento che calpesta i diritti degli iraniani comuni, più che per ragioni umanitarie. Questo scontro mette in luce un divario crescente tra le posizioni europee e quelle di Teheran, che vede nelle misure un doppio standard che rischia di minare il ruolo dell’Europa nei negoziati.
Dall’altra parte, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha ribadito che lo Stretto di Hormuz non potrà essere riaperto se questo significa lasciare il controllo esclusivo all’Iran. Secondo Rubio, non è accettabile che altri Paesi debbano coordinarsi con Teheran o pagare un pedaggio militare per attraversare il passaggio. Gli Stati Uniti insistono sul fatto che lo Stretto deve rimanere una via internazionale aperta, senza che nessuno Stato possa monopolizzarne l’accesso o imporre restrizioni.






