Una mobilitazione di dimensioni senza precedenti ha superato la soglia del milione di adesioni, chiedendo alla Commissione europea di interrompere l’accordo di associazione tra Unione europea e Israele. La richiesta nasce dalla petizione “Justice for Palestine”, che accusa Israele di “crimini contro l’umanità” nella Striscia di Gaza.
La raccolta firme contro l’accordo Ue-Israele
L’iniziativa, promossa dal gruppo della European Left Alliance, è stata avviata il 13 gennaio e ha raggiunto l’obiettivo in tempi rapidissimi. Non solo è stato superato il milione di firme previsto, ma sono state oltrepassate anche le soglie minime richieste in 10 Stati membri, tre in più rispetto al requisito fissato dalle regole dell’Unione europea.
Un risultato che rafforza il peso politico della petizione e la porta ora all’attenzione formale delle istituzioni comunitarie.
Il passaggio alla Commissione europea
Con il traguardo raggiunto, la palla passa alla Commissione europea, che dovrà valutare la richiesta e decidere se avviare o meno una procedura formale di sospensione dell’accordo. Qualora l’iter venisse attivato, la decisione finale richiederebbe comunque il via libera degli Stati membri riuniti nel Consiglio dell’Unione europea.
La posizione dei promotori: “Un segnale politico forte”
Per l’eurodeputata francese Manon Aubry, leader del gruppo della sinistra radicale The Left al Parlamento europeo, il risultato rappresenta una prova chiara della volontà dei cittadini. Secondo la sua lettura, il successo della raccolta firme dimostrerebbe che una parte consistente dell’opinione pubblica europea non intende restare indifferente di fronte alla situazione in Palestina.
Nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles, Aubry ha ribadito la necessità di sospendere l’accordo Ue-Israele, sottolineando come la pressione dal basso stia crescendo in modo significativo sulle istituzioni comunitarie.
Le richieste di Rima Hassan e il dibattito sulle armi
Sulla stessa linea si è espressa anche Rima Hassan, che ha denunciato le difficoltà crescenti nell’aprire un confronto politico sul tema all’interno dell’Unione europea. L’eurodeputata ha parlato di una situazione di “impunità” e ha rilanciato la richiesta di un embargo totale sulla vendita di armi, considerato uno strumento necessario per fermare le violazioni denunciate.
Un movimento che rivendica un cambiamento di rotta
Secondo le promotrici, il superamento del milione di firme segna l’emergere di un vero movimento di massa a livello europeo. Il messaggio che arriva dalle sottoscrizioni è interpretato come una richiesta esplicita alle istituzioni dell’Unione di utilizzare il proprio peso politico ed economico per incidere sugli equilibri in Medio Oriente e rivedere i rapporti con Israele.
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