Roma, 15 aprile 2026 – Durante una intervista rilasciata a Bruno Vespa per il programma “Cinque Minuti” in onda su Rai1, Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi, ha espresso la sua disponibilità a tornare in Iran per guidare la fase finale della rivolta contro l’attuale regime. A seguito di massicce manifestazioni di piazza, che inneggiavano al suo nome e al suo ritorno, Pahlavi ha sottolineato la necessità di un cambiamento radicale e ha delineato un piano per la transizione politica del Paese.
Verso una transizione politica: il piano di Reza Pahlavi
“Milioni di persone in piazza mi esortavano a intervenire, a essere il leader della transizione”, ha dichiarato Pahlavi, evidenziando il sostegno popolare che ritiene esserci attualmente nel Paese. L’ex erede al trono ha precisato che sarebbe pronto a rientrare in Iran nell’ultima fase della sollevazione popolare per guidare dal territorio nazionale la caduta del regime.
Ha ribadito che il popolo iraniano non accetterà alcuna soluzione che mantenga residui del regime attuale, definendoli non legittimi. La prima fase, secondo Pahlavi, consiste nel paralizzare il regime affinché crolli, aprendo così la strada a una nuova era di transizione politica. “Abbiamo un piano: il regime deve crollare affinché la gente possa rivendicare il proprio Paese”, ha affermato con determinazione.
Il figlio dello scià ha anche sottolineato che gli iraniani desiderano un cambiamento completo e aspirano a essere partner del mondo libero, condividendo valori di libertà e diritti umani, in netto contrasto con l’attuale governo teocratico.
L’importanza del sostegno internazionale e la situazione interna
Durante l’intervista, Pahlavi ha evidenziato come l’attuale regime sia ormai ferito e sull’orlo del collasso, ma anche molto pericoloso e votato alla vendetta contro la popolazione iraniana e contro chiunque sia coinvolto nella lotta per la libertà. Per questo motivo, ha sottolineato che “non ci si può aspettare un cambiamento immediato nel comportamento del regime verso la ragione”.
Ha quindi ribadito la necessità di un sostegno esterno, in particolare da parte dell’Europa, affinché il popolo iraniano possa liberarsi definitivamente dall’oppressione. “Il popolo iraniano sta aspettando questa opportunità, ma non può agire da solo”, ha detto Pahlavi, invitando la comunità internazionale a svolgere un ruolo cruciale in questa fase.
In merito alla repressione interna, Pahlavi ha descritto una situazione di vera e propria guerra tra regime e popolazione, senza tregua né cessate il fuoco. Ha espresso la necessità di un intervento militare, in particolare di una copertura aerea, per proteggere i civili dagli attacchi delle forze governative. Secondo lui, la paura di essere immediatamente uccisi ha dissuaso gli iraniani dal tornare in piazza, rendendo indispensabile una protezione esterna per consentire alla protesta di riprendere in sicurezza e senza vittime.
Incontri istituzionali a Roma e prossimi impegni in Italia
Nel corso della sua visita a Roma, Reza Pahlavi ha partecipato a un incontro informale alla Camera dei Deputati, organizzato dalla Lega e a cui hanno preso parte esponenti del centrodestra come Riccardo Molinari, Simonetta Matone, Eugenio Zoffili e Roberto Bagnasco di Forza Italia. Quest’ultimo ha sottolineato come l’obiettivo principale di Pahlavi sia la libertà per il popolo iraniano, non la restaurazione della monarchia. Bagnasco ha definito Pahlavi un traghettatore verso la costruzione di un’Assemblea costituente per un Iran libero, liberale e occidentale, indipendentemente dalla forma di governo futura.
Nei prossimi giorni, Pahlavi si sposterà a Milano dove incontrerà rappresentanti dell’imprenditoria italiana, continuando così la sua opera di sensibilizzazione e raccolta di sostegno internazionale.






