L’Avana, 18 aprile 2026 – È ufficialmente iniziata una fase cruciale nel dialogo diplomatico tra Stati Uniti e Cuba, segnando una svolta significativa nei rapporti bilaterali. Dopo settimane di indiscrezioni riguardanti contatti più o meno riservati, una delegazione del Dipartimento di Stato americano è atterrata all’Avana e ha incontrato esponenti locali di rilievo, tra cui Raúl Guillermo Rodríguez Castro, noto come “El Cangrejo“, figura di spicco nel panorama politico cubano e nipote dell’ex presidente Raúl Castro.
La missione diplomatica a Cuba e i protagonisti del negoziato
La visita della delegazione statunitense ha rappresentato un evento storico: è la prima volta che un aereo governativo Usa sbarca sull’isola da quando, dieci anni fa, Barack Obama tentò un disgelo diplomatico poi fallito. Tra gli interlocutori cubani, la presenza di Raúl Rodríguez Castro, ufficiale di sicurezza e consigliere politico considerato uno degli uomini più influenti del regime, è emblematica. Nato intorno al 1985, Rodríguez Castro è il capo della Direzione Generale di Sicurezza Personale (DGSP), incaricata della protezione di Raúl Castro, suo nonno materno, e figura chiave nelle trattative con gli Stati Uniti.
Secondo fonti ufficiali, lo stesso Raúl Castro, nonostante i suoi 94 anni, partecipa attivamente al processo negoziale, come confermato dalla figlia Mariela Castro. Il ruolo di Rodríguez Castro va oltre la sicurezza personale: svolge funzioni di consigliere politico e intermediario nelle comunicazioni con Washington. Nel febbraio 2026, il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha tenuto incontri segreti con Rodríguez Castro durante una conferenza della Comunità dei Caraibi, confermando l’importanza del suo ruolo.
Le richieste statunitensi e le tensioni in corso
La delegazione americana ha sollecitato l’adozione di riforme democratiche nel sistema politico cubano, richiedendo maggiore libertà politica, il rilascio dei prigionieri politici e l’organizzazione di elezioni libere ed eque. È stata anche offerta assistenza tecnica per il ripristino dei servizi internet, con la proposta di utilizzare i satelliti Starlink per migliorare la connettività sull’isola. Parallelamente, gli Stati Uniti hanno ribadito l’intenzione di contribuire alla fine del blocco economico imposto da decenni contro Cuba.
Tuttavia, il dialogo è accompagnato da avvertimenti espliciti. Gli Usa chiedono il risarcimento per le proprietà confiscate dopo la Rivoluzione del 1959 e hanno espresso preoccupazione per la presenza di servizi segreti e gruppi militari stranieri autorizzati dal governo cubano a operare a meno di 160 chilometri dal territorio statunitense. Il presidente Donald Trump, intervenuto recentemente a Phoenix, Arizona, ha dichiarato che “molto presto ci sarà una nuova alba per Cuba”, senza però entrare nel dettaglio delle modalità di intervento.
Il dossier cubano rimane un tema sensibile nella politica interna americana: un sondaggio del Miami Herald rivela che il 79% dei cubani residenti nel sud della Florida sostiene un intervento militare per rovesciare il governo di Miguel Díaz-Canel. Allo stesso tempo, leader regionali come Lula, dal vertice di Barcellona, hanno espresso preoccupazione per la situazione della popolazione cubana e auspicano la fine del blocco economico.
Insomma, la visita della delegazione Usa all’Avana e l’interazione con figure chiave come Raúl Rodríguez Castro segnano un momento delicato e potenzialmente decisivo nei rapporti tra le due nazioni, con un mix di aperture diplomatiche e tensioni che restano sotto stretto monitoraggio internazionale.






