Roma, 18 aprile 2026 – Quarant’anni dopo il primo impegno italiano nello Stretto di Hormuz, l’ammiraglio Angelo Mariani, ex capo di Stato maggiore della Marina Militare e comandante del diciottesimo gruppo navale, ricorda le operazioni svolte tra il 1987 e il 1988 in un contesto di tensioni analoghe a quelle attuali.
Il primo impegno italiano nello Stretto di Hormuz
L’ammiraglio Mariani ripercorre l’esperienza della Marina Militare nel Golfo Persico durante la guerra tra Iran e Iraq: «La situazione di oggi è identica a quella che ho vissuto quarant’anni fa. Ma allora eravamo amici dell’Iran e operavamo insieme a Paesi come Gran Bretagna e Francia». La missione italiana implicò l’invio di tre fregate, tre cacciamine e due navi di supporto logistico con l’obiettivo di proteggere e garantire la navigazione delle navi italiane, in particolare dopo l’attacco alla motonave Jolly Rubino da parte dei ‘guardiani della rivoluzione’ iraniani.
Mariani sottolinea l’importanza delle ispezioni preventive sulle navi in transito e delle scorte fino a destinazione, con la creazione di «corridoi puliti», ovvero tratti di mare considerati sicuri, e le operazioni di bonifica dalle mine navali, svolte con mezzi all’epoca all’avanguardia. L’attività, inizialmente senza nome, fu poi designata come “operazione Golfo” e permise di garantire la sicurezza di circa venti navi al mese per un intero anno.
La situazione attuale e le nuove sfide geopolitiche
Oggi, le tensioni nello Stretto di Hormuz restano elevate, con l’Iran che mantiene una pressione militare significativa sui Paesi del Golfo, utilizzando oltre mille droni e 200 missili per destabilizzare la regione. Gli Emirati Arabi Uniti, tra i principali bersagli, sono stati colpiti da attacchi che hanno interessato infrastrutture chiave come aeroporti, alberghi e data center, mentre il Bahrein e il Qatar subiscono un’intensa attività ostile, seppur in misura minore.
Queste azioni rientrano in una strategia iraniana di massima pressione sulle monarchie arabe, volte a far saltare progetti economici e tecnologici di rilevanza globale, in particolare investimenti nell’intelligenza artificiale e nelle infrastrutture digitali. In questo contesto, si evidenzia un contrasto profondo tra le alleanze strategiche degli Stati del Golfo con gli Stati Uniti e la crescente influenza di potenze alternative come la Cina.
L’esperienza storica dell’Operazione Golfo offre un riferimento importante per comprendere l’attuale impegno italiano e internazionale nella tutela della libera navigazione e della stabilità in una delle aree più strategiche al mondo.






