Pechino, 27 febbraio 2026 – Con l’aumento delle tensioni in Medio Oriente, la Cina mantiene una posizione di cautela ma intensifica parallelamente le attività di monitoraggio delle forze statunitensi nell’area. La posta in gioco è alta: il controllo del petrolio iraniano, di cui Pechino è uno dei principali acquirenti, e la capacità di valutare tempestivamente eventuali mosse militari americane in un contesto di crisi.
La sorveglianza cinese sulle forze militari statunitensi
Nel quadro di questa strategia si inserisce MizarVision, una società cinese specializzata in analisi di intelligence commerciale fondata nel 2021. Negli ultimi due anni, l’azienda ha diffuso sui social immagini satellitari di alta precisione riguardanti la presenza e le movimentazioni delle forze armate statunitensi nel Medio Oriente.
Recentemente, MizarVision ha documentato la rotta della portaerei più grande al mondo, la USS Gerald R. Ford, partita dalla base Nato di Souda, a Creta, e diretta verso Israele. Oltre alla portaerei, sono state mostrate immagini di undici caccia F-22 Raptor nella base israeliana di Uvda, ventidue velivoli militari nella base saudita di Prince Sultan e un rilevante accumulo di truppe sull’isola di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano.
Questa capacità tecnologica permette a Pechino di monitorare quasi in tempo reale asset di alto valore strategico, comprese le forze Usa dislocate nelle basi alleate, da cui potrebbe partire un’eventuale azione militare contro Teheran.
Il ruolo della Cina tra diplomazia e intelligence
Ufficialmente, la leadership cinese continua a esortare tutte le parti a mantenere la calma e a perseguire la de-escalation. Tuttavia, il governo di Pechino ha consigliato ai propri cittadini di lasciare l’Iran, segnalando un possibile peggioramento dello scenario regionale.
Secondo fonti interne, l’intelligence cinese avrebbe raccolto un patrimonio informativo significativo che potrebbe risultare prezioso non solo in caso di un attacco statunitense in Medio Oriente, ma anche in prospettive future, come un confronto con Taiwan.
Parallelamente agli sviluppi internazionali, la Cina si concentra anche sulle proprie dinamiche interne. A pochi giorni dalle ‘Due sessioni’, evento politico di rilievo che vede la partecipazione di migliaia di delegati, il presidente Xi Jinping ha rimosso il ministro per la Gestione delle emergenze Wang Xiangxi a seguito di indagini per corruzione. Inoltre, il Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo ha escluso diciannove funzionari, tra cui nove militari di alto rango, consolidando così la stabilità interna mentre affina gli strumenti di analisi strategica.
In questo senso, la crisi mediorientale rappresenta per Pechino non solo un rischio energetico e diplomatico, ma anche un banco di prova per la competizione strategica globale nel prossimo futuro.






