Roma, 3 maggio 2026 – Un recente studio condotto dall’Università di Bradford, basato su sofisticate tecniche di intelligenza artificiale, ha riacceso l’interesse attorno a due schizzi attribuiti al maestro rinascimentale Hans Holbein il Giovane custoditi nella Royal Collection dei Windsor. Secondo questa nuova analisi, la misteriosa figura femminile rappresentata in uno dei due piccoli disegni potrebbe essere nientemeno che Anna Bolena, la controversa seconda moglie di Enrico VIII.
L’analisi dell’intelligenza artificiale e la riscoperta delle identità
Gli schizzi, noti rispettivamente come lo “schizzo di Windsor” e la “donna non identificata”, sono stati a lungo oggetto di dibattito. Tradizionalmente, uno dei due veniva ritenuto il ritratto di Anna Bolena, mentre l’altro raffigurava una figura femminile sconosciuta. Tuttavia, il team guidato dalla studiosa indipendente Karen Davies e dal professor Hassan Ugail, direttore del Centro di Informatica Visiva dell’Università di Bradford, ha messo in discussione questa classificazione.
L’intelligenza artificiale ha evidenziato che la figura femminile senza nome, raffigurata di profilo con pelle chiara e capelli rossi, corrisponderebbe maggiormente alle descrizioni storiche di Anna Bolena, contrariamente alle precedenti attribuzioni. Di conseguenza, lo schizzo precedentemente considerato come ritratto di Anna potrebbe invece rappresentare Elizabeth Howard, madre della regina.
Holbein e il suo rapporto con la corte Tudor
Hans Holbein il Giovane, artista di origine tedesco-svizzera, fu pittore ufficiale di Enrico VIII e realizzò numerosi ritratti della famiglia reale e della nobiltà inglese. Le sue opere sono celebri per la precisione realistica e per la ricchezza simbolica, che ben si adattano al contesto politico e religioso del periodo Tudor. Holbein ebbe un ruolo fondamentale nella rappresentazione visiva di personaggi chiave della corte, tra cui Anna Bolena, sostenuta anche da Thomas Cromwell.
Il Royal Collection Trust ha accolto con favore questo nuovo studio, sottolineando che l’identità della “donna non identificata” è da sempre oggetto di interesse e che la condivisione di collezioni e dati con la comunità accademica è essenziale per stimolare ulteriori dibattiti e ricerche.
Questa scoperta apre quindi nuove prospettive nello studio dell’arte rinascimentale e della storia inglese, invitando a una rivalutazione delle fonti iconografiche e del corpus artistico di Holbein.






