Antonio Tajani ha avuto una lunga telefonata con Seyed Abbas Araghchi, il ministro degli Esteri iraniano, in cui si è discusso sul programma nucleare dell’Iran. Ieri sera, il confronto è stato duro, a tratti acceso, mentre Europa e Iran si fronteggiavano sul tema. Tra parole misurate e richiami alla prudenza, è emersa una distanza difficile da colmare, che riflette un Medio Oriente sempre più instabile e un dialogo diplomatico complicato.
Araghchi attacca l’approccio europeo sul programma nucleare dell’Iran
Durante la telefonata, Araghchi ha insistito sull’urgenza che i Paesi europei adottino un atteggiamento più responsabile, sostenendo gli sforzi diplomatici per fermare quella che ha definito “la guerra imposta dall’alleanza tra Stati Uniti e Israele”. Il ministro iraniano ha espresso il suo disappunto per un approccio, a suo dire, “non costruttivo e irresponsabile” da parte di alcune nazioni europee, accusate di lanciare accuse infondate sul nucleare iraniano. Ha ribadito con forza che il programma nucleare di Teheran ha scopi esclusivamente civili, una realtà che, secondo lui, viene sistematicamente ignorata.
Araghchi ha poi sottolineato come, invece di puntare il dito, l’Europa dovrebbe condannare apertamente l’aggressione militare degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran e chiedere che questi Paesi rispondano delle presunte violazioni del diritto internazionale umanitario. Pur senza nominarli direttamente, il messaggio è chiaro: l’Iran sollecita Bruxelles a rivedere il proprio approccio diplomatico.
L’Italia: preoccupazione e linea rossa sul nucleare militare
Dall’altra parte, Tajani ha espresso con chiarezza la posizione italiana davanti all’escalation delle tensioni. Ha manifestato la “forte preoccupazione” del governo per la situazione in Medio Oriente, sottolineando l’importanza di evitare provocazioni e di lavorare concretamente a un accordo che porti a un cessate il fuoco duraturo. Un punto chiave per l’Italia è la riapertura dello stretto di Hormuz, cruciale per le rotte energetiche e ormai diventato un punto caldo di instabilità.
Tajani ha ribadito che per l’Italia lo sviluppo di un programma nucleare iraniano a fini militari resta una linea rossa. Un chiaro segnale rivolto a Teheran che conferma quanto la questione nucleare sia un nodo irrisolto e delicato nelle relazioni internazionali. L’incontro si è chiuso con questa posizione ferma: c’è spazio per il dialogo, ma nessuna tolleranza per qualsiasi sviluppo nucleare militare.
Il confronto tra i due ministri arriva in un momento di tensioni altissime, dove le divisioni europee su Teheran si intrecciano con interessi strategici e geopolitici di grande portata. Tutti gli occhi restano puntati sulle prossime mosse, in un quadro che potrebbe influenzare la stabilità regionale e l’equilibrio mondiale per molto tempo.






