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Home Cronaca

Paziente Hiv positivo al Covid per 750 giorni, caso record

Studio dell’Università di Boston documenta il caso clinico più lungo mai osservato di infezione da Sars-CoV-2 in paziente immunodepresso con accumulo di mutazioni virali

by Marco Andreoli
18 Settembre 2025
Caso record: paziente Hiv positivo al Covid per 750 giorni

Paziente Hiv positivo al Covid / alanews

Boston, 18 settembre 2025 – Un caso clinico eccezionale proveniente dagli Stati Uniti ha attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale: un paziente con Hiv-1 in stadio avanzato è risultato positivo al Sars-CoV-2 per un periodo record di oltre due anni, precisamente 750 giorni. Lo studio, condotto da ricercatori dell’Università di Boston, è stato pubblicato recentemente su The Lancet Microbe e documenta la più lunga infezione da coronavirus mai registrata.

Persistenza del virus in pazienti immunocompromessi

Il 41enne, affetto da immunodepressione severa causata dall’Hiv e non in terapia antiretrovirale al momento del contagio, ha contratto il Covid-19 durante il lockdown di maggio 2020. La sua condizione di compromissione immunitaria ha permesso al virus di replicarsi senza controllo per un periodo straordinariamente lungo, causando sintomi respiratori persistenti. Non si tratta di un caso di Long Covid, bensì di una vera e propria replicazione virale prolungata dovuta alla scarsità di cellule T helper, il cui livello nel sangue del paziente si attestava a soli 35 per microlitro, contro i 500-1500 di un soggetto sano.

Evoluzione virale e mutazioni osservate

Durante il monitoraggio effettuato dal marzo 2021 al luglio 2022, la bioinformatica Joseline Velasquez-Reyes e il suo team hanno analizzato campioni virali prelevati dal paziente, rilevando un accumulo di mutazioni a un ritmo paragonabile a quello osservato in comunità di persone. Di particolare rilievo sono state individuate dieci mutazioni nella proteina Spike, responsabile dell’ingresso del virus nelle cellule, corrispondenti a quelle tipiche della variante Omicron. Questo conferma come, in individui immunodepressi, il virus possa evolvere e generare varianti simili a quelle che emergono su scala globale.

L’Università di Boston, fondata nel 1839 e tra le più grandi università private degli Stati Uniti, è protagonista di questa importante ricerca che contribuisce a comprendere meglio la dinamica di persistenza e mutazione del SARS-CoV-2 in condizioni di immunodeficienza.

Tags: Covid-19HIVMedicinaStati Uniti

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