Volodymyr Zelensky sta cercando di cambiare la strategia militare ucraina contro i missili balistici russi: invece di intercettarli in volo, Kiev punta a colpire i sistemi di lancio. La proposta richiede però l’uso di Starlink, la rete satellitare e l’autorizzazione del proprietario di SpaceX, Elon Musk, perché i droni ucraini possano operare fino a 200 chilometri dentro il territorio russo.
Secondo quanto ricostruito dal Financial Times, Volodymyr Zelensky avrebbe presentato la richiesta a Donald Trump durante un incontro alla Casa Bianca a luglio, chiedendogli di intervenire personalmente con Musk. Trump, però, sarebbe rimasto evasivo e le persone presenti all’incontro ritengono improbabile che il fondatore di SpaceX accetti.
Perchè Starlink serve nella guerra
Starlink è un servizio di connessione a Internet via satellite sviluppato da SpaceX, l’azienda aerospaziale di Elon Musk. A differenza delle reti tradizionali, non si appoggia principalmente a cavi terrestri o antenne telefoniche: utilizza migliaia di piccoli satelliti in orbita bassa intorno alla Terra, collegati a terminali installati a terra.
In Ucraina è diventato particolarmente importante perché permette di mantenere le comunicazioni anche quando reti mobili, fibra e infrastrutture elettriche vengono distrutte o disturbate. I terminali Starlink possono essere utilizzati da civili, istituzioni e militari per collegarsi a Internet, comunicare con i comandi e trasmettere dati e immagini raccolti sul campo.
Nel contesto della guerra, però, Starlink non è soltanto una connessione Internet. La rete può essere utilizzata anche per mantenere collegati alcuni droni e sistemi operativi, ed è per questo che la possibilità di usarla in determinate aree geografiche ha conseguenze militari dirette.
L’utilizzo di Starlink in Ucraina
ll peso assunto dalla rete satellitare nel conflitto risale ai primi giorni dell’invasione del febbraio 2022. Due giorni dopo l’ingresso delle truppe russe, l’allora ministro della Trasformazione digitale Mykhailo Fedorov chiese pubblicamente a Musk di attivare il servizio in Ucraina e, dieci ore dopo, la connessione satellitare fu resa disponibile. Da allora decine di migliaia di terminali sono stati distribuiti nel Paese, trasformando Starlink in una delle infrastrutture su cui si appoggiano le comunicazioni ucraine.
Oggi Kiev vorrebbe compiere un passo ulteriore. Il problema operativo è la crescente scarsità di intercettori Patriot, il principale sistema utilizzato dall’Ucraina per abbattere i missili balistici russi.
Il 20 agosto, durante uno dei bombardamenti più intensi degli ultimi mesi, Mosca ha colpito Kiev con missili e droni per diverse ore e, secondo la ricostruzione, quest’ultima riuscì a intercettare un solo missile balistico nel mese. Per questo motivo si è sviluppata l’idea di colpire i lanciatori prima che partano: un raggio operativo di 200 chilometri permetterebbe ai droni ucraini di entrare nel raggio d’azione di numerose installazioni militari russe.
Il potere di Musk e i precedenti con Kiev
Il controllo tecnico di SpaceX sulla copertura di rete è un elemento cruciale: l’azienda può decidere dove i terminali funzionano e dove smettono di funzionare, applicando restrizioni geografiche alla rete. Nel settembre 2022, secondo inchieste e ricostruzioni, Musk avrebbe ordinato di interrompere la copertura in alcune zone occupate dalla Russia, compresa l’area di Kherson, mentre le forze ucraine conducevano una controffensiva.
Nello stesso periodo Kiev aveva chiesto di usare Starlink in un’operazione contro la flotta russa a Sebastopoli, in Crimea; Musk ha detto di non aver “spento” il servizio ma di essersi rifiutato di estenderne la copertura nella zona per timore di un’escalation. Nel 2023 la presidente di SpaceX Gwynne Shotwell riconobbe che l’azienda aveva adottato misure per impedire che Starlink venisse impiegato in alcune operazioni offensive con i droni, sottolineando che il servizio non era stato pensato come un sistema d’arma.
La distinzione tra rete commerciale e uso militare è diventata sempre più sfumata: SpaceX ha sviluppato Starshield, una versione pensata per governi e operazioni militari, e nel 2026 il Regno Unito ha iniziato a trasferire parte delle proprie comunicazioni operative su quella piattaforma. Restano però i limiti pratici: per dimensioni, costi e diffusione nessuna soluzione alternativa ha finora sostituito davvero Starlink sul campo.
Per Kiev ottenere l’autorizzazione di Musk a estendere la copertura per i droni fino a 200 chilometri significherebbe poter tentare di neutralizzare i lanciatori prima del lancio. Allo stesso tempo, la domanda rimette al centro la dipendenza ucraina da una decisione privata: SpaceX e il suo proprietario continuano a determinare cosa l’esercito ucraino può o non può fare sul campo, mentre Kiev sviluppa sistemi alternativi e reti di riserva che però, per ora, non sostituiscono Starlink.
