Roma, 30 aprile 2026 – Nel corso dell’esame del Documento di economia e finanza (Def) alla Camera, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, ha affrontato il tema del nuovo Patto di stabilità e crescita, soffermandosi in particolare sulle difficoltà politiche e tecniche nel sostenere una clausola di uscita che preveda un trattamento differenziato tra spese per la difesa e interventi nel settore energetico.
Il ministro ha sottolineato come le circostanze eccezionali previste dal nuovo Patto si articolino in tre dimensioni: una clausola generale di deroga che richiede una recessione grave a livello europeo, da valutare anche ex ante oltre che ex post; una clausola nazionale che permette a ogni Paese di considerare di grande impatto circostanze esterne specifiche; e infine la possibilità per la Commissione europea di considerare fattori rilevanti che giustifichino una deviazione dalla traiettoria di bilancio, come quelle che il governo italiano sta attualmente registrando.
La clausola d’uscita tra difesa ed energia
Giorgetti ha evidenziato come, in ambito europeo, esistano sensibilità diverse rispetto alle circostanze eccezionali: «Se chiedete a un membro dei Paesi baltici qual è la sua emergenza, vi risponderà che è la Russia, motivo per cui l’Europa ha riconosciuto la possibilità di scostamenti per la difesa». Tuttavia, il ministro ha ribadito la difficoltà politica nel sostenere una clausola “escape” che consenta di non considerare ai fini del Patto le spese per la difesa, ma che escluda invece gli interventi in favore di famiglie e imprese per l’energia: «Qui c’è un’incongruenza logica che ribadiremo e continueremo a ribadire», ha affermato.
Questo risulta particolarmente rilevante alla luce della situazione geopolitica attuale e dell’impatto che essa ha sulle politiche di bilancio nazionali. La richiesta italiana, insieme ad altri Paesi, punta a una maggiore flessibilità nella valutazione delle spese pubbliche, soprattutto in considerazione delle esigenze di sicurezza nazionale e sociale, che rischiano di essere compromesse da shock economici esterni.
Interventi fiscali e politiche di bilancio
Durante il suo intervento, il ministro ha anche confermato che il governo si appresta a intervenire sulle accise, con un provvedimento che sarà discusso nel Consiglio dei Ministri nel pomeriggio del 30 aprile. Questa misura mira a sostenere famiglie e imprese di fronte alle difficoltà legate ai costi dell’energia.
Giorgetti ha inoltre commentato la percezione di un aumento della pressione fiscale: «Abbiamo ridotto la tassazione sul lavoro, le entrate Irpef si sono ridotte, mentre sono aumentate quelle derivanti da accertamenti fiscali, extraprofitti e tassazione delle rendite finanziarie». Secondo il ministro, queste politiche fiscali dirette hanno contribuito alla diminuzione della disoccupazione, che ha raggiunto livelli record, compresa quella femminile, e a un aumento del potere d’acquisto delle famiglie italiane nel 2025, con un incremento stimato di circa l’1% nel corso dell’anno.
Giorgetti: “Invidio il collega francese che ha il 60% dell’energia dal nucleare”
Giorgetti ha ricordato che l’Italia ha scelto di rinunciare al nucleare, a differenza di altri Paesi come la Francia e la Spagna, che ne fanno un largo uso per la produzione di energia: «Io invidio il collega francese che ha il 60% dell’energia dal nucleare e quello spagnolo che ha il 20%», ha detto. Questa scelta storica, ha spiegato, deve essere tenuta in conto nella valutazione delle politiche energetiche e di bilancio.
Il ministro ha inoltre evidenziato la realtà del debito pubblico italiano, che è il più elevato in percentuale in Europa, sottolineando che «un Paese indebitato non è totalmente libero e dipende da questo vincolo che non si può ignorare». In questo senso, ha difeso la scelta italiana di sottoscrivere il nuovo Patto di stabilità, che seppur non perfetto, rappresenta un passo avanti rispetto al precedente, più rigido e penalizzante, soprattutto perché tiene conto degli oneri finanziari e degli interessi sul debito.
Fiducia dei mercati e sostenibilità del debito
Un altro punto centrale dell’intervento di Giorgetti riguarda la sostenibilità del debito e il ruolo della fiducia dei mercati finanziari: «La spesa per interessi non dipende da noi, ma dai milioni di risparmiatori che sottoscrivono il debito pubblico italiano. Grazie alla fiducia certificata dalle agenzie di rating, oggi il giudizio è molto migliore rispetto a 5-10 anni fa». Questa fiducia consente al Paese di sostenere un debito elevato, anche se gli interessi sottraggono risorse ad altre iniziative importanti come istruzione, ricerca e difesa.
Il deficit e le stime economiche
Rispondendo alle critiche per il deficit previsto al 3,07%, Giorgetti ha spiegato che l’aumento rispetto alle stime iniziali è dovuto a un volume anomalo di domande di bonus edilizi presentate dopo la chiusura del 2025, non prevedibile con i dati disponibili a settembre. Il ministro ha invitato a mantenere un approccio realistico e prudente nelle previsioni economiche, respingendo l’accusa di aver gonfiato il Pil per ragioni elettorali: «Il Pil usato per le nostre previsioni è in linea con l’acquisito Istat».
Ha infine evidenziato la necessità di una posizione seria e determinata di fronte a scenari economici potenzialmente avversi, auspicando che il Parlamento conferisca mandato al governo per rappresentare tali posizioni nelle sedi europee competenti.





