Spremere l’Iran fino all’ultimo dollaro: questo è il piano di Donald Trump, elaborato tra una riunione e l’altra alla Casa Bianca, dove il presidente ha deciso di puntare tutto su un blocco economico a lungo termine contro Teheran. Non si tratta di un passo di poco conto: Trump vuole stringere il cerchio attorno alle risorse finanziarie del regime, convinto che questo possa costringerlo a mettere da parte il suo discusso programma nucleare. Dopo la cena con re Carlo ha valutato le alternative: secondo lui, un embargo duro e duraturo è meno rischioso di un’escalation militare o di un ritiro frettoloso da un conflitto che dura ormai da mesi.
Gli Stati Uniti mettono pressione sull’Iran
Da fonti interne alla Casa Bianca arriva la conferma: il presidente vuole mettere sotto pressione l’economia iraniana, colpendo soprattutto le esportazioni di petrolio, vitali per il bilancio di Teheran. Bloccare le spedizioni da e verso i porti iraniani diventa così la carta principale per far sentire il peso degli Stati Uniti. A Washington si ritiene che questa strada sia meno rischiosa rispetto a scenari più violenti, che potrebbero provocare escalation militari o complicazioni diplomatiche. Trump insiste su una linea dura, convinto che prima o poi il regime iraniano dovrà piegarsi davanti al muro economico.
La cena con re Carlo e la vittoria militare proclamata
Durante una cena di Stato a Londra con re Carlo, Trump ha ribadito con forza la sua posizione sull’Iran. “Abbiamo sconfitto militarmente l’avversario”, ha dichiarato senza mezzi termini, sottolineando che gli Stati Uniti non permetteranno a Teheran di mettere le mani sulle armi nucleari. Una posizione che ha trovato l’appoggio del sovrano britannico. Il presidente ha anche tracciato un parallelo storico, ricordando la collaborazione tra Stati Uniti e Gran Bretagna contro ideologie oppressive come comunismo, fascismo e tirannia. Non si tratta solo di parole di circostanza: Trump vuole costruire una narrazione di successo, sia sul fronte militare che politico.
L’intelligence americana teme reazioni imprevedibili dall’Iran
Nel frattempo, le agenzie di intelligence di Washington seguono con attenzione le possibili conseguenze di questa dichiarazione unilaterale di vittoria. La mossa, attesa a breve, potrebbe provocare reazioni imprevedibili da parte di Teheran, complicando ancora di più la situazione nella regione. Alcuni consiglieri temono che un’uscita frettolosa o un errore nella gestione del conflitto possa danneggiare il partito repubblicano in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, minando il sostegno a Trump. L’intelligence lavora per prevedere ogni possibile sviluppo, analizzando rischi e scenari per i prossimi mesi. Il momento resta delicato, con un equilibrio fragile tra diplomazia, pressione economica e sicurezza internazionale.






