“Per noi la guerra non è finita”: Parole nette, senza giri di parole, quelle pronunciate dal portavoce dell’esercito dell’Iran, Mohammad Akraminia. Nonostante un cessate il fuoco ufficiale, a Teheran la parola “tregua” sembra un miraggio lontano. Un video rilanciato da Al Jazeera mostra un Iran in stato di massima allerta, dove la sfiducia verso gli Stati Uniti e altri potenziali nemici rimane radicata. Aggiornamenti costanti sui bersagli, addestramenti senza sosta, potenziamento delle armi: la macchina bellica non si ferma. Per Teheran, quella che molti chiamano tregua è soltanto una pausa, un intervallo fragile in un conflitto che non ha ancora conosciuto la parola fine.
L’Iran non abbassa la guardia con gli USA
Da quando è scattato il cessate il fuoco, l’esercito iraniano non ha abbassato la guardia. Anzi, ha continuato a prepararsi come se la battaglia fosse ancora in corso. Akraminia ha spiegato che la lista degli obiettivi strategici viene rivista e aggiornata costantemente. Nel frattempo, i militari continuano ad allenarsi, mettendo a frutto l’esperienza sul campo per migliorare la loro efficacia. Non si fermano neanche i lavori per modernizzare e potenziare i sistemi d’arma: un segnale chiaro di una tensione che resta sotto la superficie e di una preparazione che potrebbe tornare utile in caso di nuovi scontri. Il portavoce ha definito la situazione come una vera e propria condizione di guerra, non una pacificazione definitiva.
Questo atteggiamento riflette la profonda diffidenza iraniana verso gli Stati Uniti, in un contesto complicato dove il cessate il fuoco non cancella rancori e sospetti. La guerra, insomma, resta sospesa, pronta a riprendere se si dovessero rompere le attuali condizioni di equilibrio.
L’Iran accusa Gli USA di “pirateria” alle Nazioni Unite
Non è solo un confronto militare. L’Iran ha anche mosso un pezzo importante sul piano diplomatico. Lo scorso 29 aprile, tramite la sua ambasciata presso l’Onu, ha inviato una lettera formale al Consiglio di Sicurezza in cui accusa gli Stati Uniti di pirateria per il sequestro di navi iraniane in acque internazionali.
Nella missiva, l’Iran contesta l’uso della forza come strumento illegale, privo di fondamento nel diritto internazionale. L’ambasciatore Amir Saeed Iravani ha sottolineato che “giustificazioni basate su leggi interne non possono coprire atti violenti e sottrazioni illegittime di beni”. Si evidenzia come queste azioni minino gravemente il principio della legalità globale e aprano la strada a un pericoloso precedente che mette a rischio il commercio e la sicurezza marittima nel mondo.
Con questa mossa, Teheran vuole portare il conflitto anche nel campo diplomatico, mettendo in luce la crescente tensione alle Nazioni Unite in un momento decisivo per le relazioni internazionali in Medio Oriente. L’accusa di pirateria diventa così un tassello chiave nella strategia iraniana per denunciare l’ingerenza americana e cercare appoggi nella comunità internazionale.






