Teheran, 6 marzo 2026 – Un’altra nave è stata attaccata e incendiata nello stretto di Hormuz, secondo quanto riportato dalla televisione di Stato iraniana. L’incidente si aggiunge a una serie di eventi che stanno aumentando la tensione nella regione strategica del Golfo Persico, cuore del commercio mondiale di petrolio.
Attacchi e tensioni nello Stretto di Hormuz
La tv iraniana ha annunciato che la nave è stata colpita da un drone, senza però fornire dettagli sul tipo di imbarcazione o sull’origine dell’attacco. Nella stessa giornata, un portavoce militare iraniano aveva riferito che una petroliera statunitense nel Golfo era stata presa di mira dalle forze iraniane e aveva preso fuoco. Parallelamente, l’Agenzia per le operazioni marittime del Regno Unito ha segnalato un attacco con munizioni non identificate a un rimorchiatore a circa 11 chilometri a nord dell’Oman, nello Stretto di Hormuz, punto nevralgico per il traffico petrolifero globale.
Questi episodi si inseriscono in un contesto di crescente tensione internazionale, con gli Stati Uniti che hanno annunciato l’imminente avvio di operazioni di scorta militare per proteggere le navi civili e le petroliere che transitano in questa zona. Il segretario all’Energia americano Chris Wright ha dichiarato a Fox News che la Marina statunitense è pronta a garantire la sicurezza delle rotte marittime “non appena sarà ragionevole farlo”.
La risposta degli Stati Uniti e le implicazioni geopolitiche
Il Pentagono sta lavorando per formare una coalizione internazionale che possa garantire la protezione del traffico navale nelle rotte strategiche del Golfo Persico e del Mar Rosso, con un dispiegamento atteso entro una ventina di giorni. La strategia prevede l’impiego congiunto di unità navali e sistemi sofisticati di monitoraggio a bordo delle petroliere per documentare eventuali attacchi e garantire un presidio costante.
Queste mosse militari si affiancano a una crescente pressione diplomatica e a sanzioni mirate contro l’Iran, che continua ad arricchire l’uranio nonostante le richieste internazionali. La situazione rimane estremamente delicata, con gli Stati Uniti impegnati a coordinarsi con alleati e partner per evitare un’escalation militare e garantire la sicurezza del commercio globale di energia.






