Non ci sarà un secondo incontro: così l’Iran ha tagliato corto, respingendo l’offerta degli Stati Uniti di riaprire i negoziati di pace. Le speranze di una tregua, alimentate solo pochi giorni fa dalle parole di Donald Trump, si sono infrante contro un muro di condizioni giudicate inaccettabili da Teheran. Intanto, lo Stretto di Hormuz resta il teatro di una tensione sempre più alta, un punto nevralgico che potrebbe bloccare le rotte energetiche globali e far saltare gli equilibri internazionali.
L’Iran rifiuta il nuovo round di colloqui
L’agenzia iraniana Irna ha confermato che l’Iran non si presenterà al secondo round di negoziati. Le motivazioni? Pretese statunitensi troppo dure, “aspettative fuori dalla realtà” e continui cambi di direzione da parte di Washington. A pesare anche il blocco navale imposto nel Golfo di Hormuz, considerato da Teheran una chiara violazione del cessate il fuoco. Secondo la narrazione iraniana, l’ambiguità tattica degli Stati Uniti mina ogni tentativo di dialogo e alimenta la sfiducia.
Il sospetto più forte è che gli Stati Uniti non vogliano davvero negoziare. Axios riferisce che a Teheran molti funzionari pensano che le aperture di Trump siano solo una copertura per preparare un attacco a sorpresa. Non a caso, i rappresentanti iraniani esitano ancora a confermare la loro partecipazione a Islamabad. L’agenzia Irna ha addirittura smentito l’avvio di nuovi colloqui, definendo le condizioni americane incompatibili con un dialogo serio. Nemmeno la data precisa dell’incontro o la partenza del delegato americano J.D. Vance sono certe, complicando ulteriormente una situazione già fragile.
Pakistan mediatore: Sharif Chiama Pezeshkian, ma il nodo Iran-USA resta irrisolto
Il premier pakistano Muhammad Shehbaz Sharif ha avuto una lunga telefonata con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, durata circa 45 minuti, per discutere della situazione nella regione. Ma sulla partecipazione iraniana ai colloqui con gli Stati Uniti, nessun dettaglio concreto è emerso. L’ufficio di Sharif ha parlato di un ampio scambio di vedute sulla crisi mediorientale, senza entrare nel merito delle trattative.
Sharif ha ringraziato l’Iran per aver mandato una delegazione guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi agli incontri programmati a Islamabad per l’11 e 12 aprile 2026. Ha poi sottolineato i suoi recenti incontri con i leader di Arabia Saudita, Qatar e Turchia, definiti fondamentali per costruire un consenso multilaterale e avviare un negoziato duraturo. Il premier ha ribadito l’impegno del Pakistan per la pace e la stabilità regionale, citando anche la Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, con rispetto. Pezeshkian ha ringraziato a sua volta il Pakistan, promettendo un rafforzamento dei legami e una cooperazione più stretta.
Trump tra mediazione e minacce: “Accettate o colpiamo le vostre infrastrutture”
Donald Trump ha confermato l’imminente arrivo della delegazione americana a Islamabad per proseguire i negoziati. A guidare la squadra sarà il vicepresidente J.D. Vance, affiancato da Steve Witkoff e Jared Kushner, già protagonisti delle trattative precedenti. Il presidente Usa ha lanciato un ultimatum chiaro: “o l’Iran accetta un accordo equo oppure gli Stati Uniti colpiranno duramente, distruggendo centrali elettriche e ponti fondamentali.”
Su Truth Social, Trump ha scritto che se Teheran dovesse rifiutare le proposte, Washington non esiterà a colpire infrastrutture strategiche iraniane.
Dal canto suo, l’Iran, attraverso l’agenzia Tasnim vicina ai Pasdaran, ha risposto con fermezza ma senza chiudere del tutto la porta al dialogo: nessuna partecipazione ai negoziati finché dura il blocco navale americano nello Stretto di Hormuz. Proprio il controllo di questo passaggio cruciale è uno dei punti più delicati della trattativa. Iran e Stati Uniti si accusano a vicenda di violare il cessate il fuoco bloccando il traffico marittimo.
Attualmente lo stretto è di fatto sbarrato. Le forze iraniane fermano le navi in transito, mentre la Marina americana mantiene il blocco dei porti iraniani, esercitando pressione per costringere Teheran a cedere.






