“Abbiamo preso il controllo di una nave dell’Iran nel Golfo dell’Oman”, ha annunciato Donald Trump, lasciando pochi dubbi sulla gravità dell’episodio. Nei giorni scorsi, la grande nave mercantile Touska, tanto imponente da ricordare una portaerei, ha tentato di forzare un blocco navale americano. Ma l’esercito statunitense non ha esitato: i Marines sono saliti a bordo, hanno fermato la nave e ne hanno preso il comando. È uno scontro diretto, in un’area già bollente, dove ogni mossa si carica di significati politici e rischia di innescare una reazione a catena. Teheran, dal canto suo, osserva e prepara la sua risposta.
Iran, nave sequestrata dagli USA: i dettagli
Il 19 aprile il Comando Centrale Usa ha confermato l’operazione pubblicando su X un video che mostra i momenti salienti dell’azione nel Mar Arabico. A intervenire è stato il cacciatorpediniere lanciamissili USS Spruance , che ha intercettato la nave mercantile iraniana Touska mentre navigava verso il porto di Bandar Abbas a 17 nodi. Dopo aver lanciato ripetuti avvertimenti, ignorati per oltre sei ore, la nave americana ha deciso di passare all’azione. Prima è stato colpito il propulsore del mercantile con il cannone MK 45 da 5 pollici, rendendolo inservibile, poi la 31ª Unità di spedizione dei Marines ha fatto l’abbordaggio, prendendo il pieno controllo della nave. Secondo il Centcom, la Touska violava un blocco navale imposto dagli Stati Uniti ed era soggetta a sanzioni per precedenti attività illecite.
La risposta di Teheran: minacce e attacchi con droni contro la flotta Usa
La reazione iraniana non si è fatta attendere. Il portavoce dello Stato maggiore delle Forze armate di Teheran ha definito il sequestro della nave una “pirateria armata” e una “violazione del cessate il fuoco”, promettendo ritorsioni imminenti. In un comunicato su Telegram, ha minacciato azioni armate contro le forze statunitensi, ricordando che l’Iran ha già lanciato attacchi con droni contro “alcune navi americane” nella zona. L’episodio conferma come il confronto tra Iran e Stati Uniti resti vivo e rischi di far saltare gli equilibri strategici in Medio Oriente, con possibili ripercussioni sulle rotte energetiche mondiali.






