Iran: lo Stretto di Hormuz non smette di far tremare i nervi della regione e non solo. Mentre si fanno piccoli passi avanti nei colloqui diplomatici, al contempo il rischio di uno scontro resta alto. Missili pronti a partire, droni che sorvolano l’area e pattuglie navali che si fronteggiano: la tensione si taglia con un coltello. Donald Trump, dal canto suo, non abbassa la guardia, lanciando accuse all’Iran e promettendo una risposta ferma. Dall’altra parte, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi mette le mani avanti: la soluzione non può essere militare, e invita Washington e Abu Dhabi a tenere i muscoli a riposo. Un equilibrio fragile, come un filo teso sul baratro.
Iran: novità dai colloqui
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha messo in chiaro quanto sia fondamentale il dialogo per uscire dalla crisi. “Gli eventi a Hormuz dimostrano che non si risolve una crisi politica con le armi”, ha scritto su X il 5 maggio. Secondo lui, i negoziati stanno facendo passi avanti grazie al ruolo discreto e rispettoso del Pakistan, che fa da mediatore. L’appello è rivolto a Stati Uniti ed Emirati: meglio non farsi coinvolgere in operazioni destinate a fallire o a trascinare la regione in un conflitto senza uscita.
Con queste parole, l’Iran boccia senza mezzi termini l’operazione Project Freedom lanciata dagli Usa per garantire la libertà di navigazione nello Stretto. “Project Freedom è un progetto morto”, ha tagliato corto Araghchi, liquidando come inutili le iniziative militari per risolvere le tensioni.
Ma le difficoltà restano. Da Teheran si sottolinea il diritto legittimo di controllare lo Stretto . Washington, dal canto suo, non molla un centimetro. L’ammiraglio Brad Cooper del US Central Command ha confermato la capacità di intercettare missili e droni iraniani diretti alle navi americane. Le schermaglie lungo il confine marittimo non si fermano, mantenendo alta la tensione.
Trump alza il tiro: sicurezza garantita e minacce ben chiare
Il presidente Donald Trump non si è fatto attendere e ha rilanciato la sua linea sulla crisi iraniana con parole decise. Dalla Casa Bianca ha ribadito che l’Iran ha ormai perso gran parte della sua forza militare: «Non ha radar, non ha praticamente nulla», ha detto in modo perentorio durante un intervento pubblico. Secondo lui, Teheran non potrà mai mettere le mani sull’arma nucleare.
Sul piano militare, Trump ha definito la campagna contro l’Iran come «un’operazione che procede molto bene», senza escludere nuovi scontri se necessario. In un’intervista a Fox News, ha avvertito che «l’Iran sarà spazzato via se attaccherà navi americane», sottolineando la supremazia militare degli Stati Uniti, sia per armamenti sia per la presenza di basi in tutto il mondo. Queste dichiarazioni arrivano in un momento in cui Trump cerca di mostrarsi come un leader forte, capace di evitare una guerra mondiale sotto la sua guida.
Non sono mancati poi gli attacchi ai sondaggi che mostrano la maggioranza degli americani contraria a un conflitto con l’Iran, definiti «falsi» dal presidente. Un chiaro segnale della battaglia anche sul fronte dell’opinione pubblica e della comunicazione.
Tensioni nel Golfo: attacchi, minacce e accuse incrociate tra Iran ed Emirati
Il Golfo resta un’area calda, con scontri e risposte continue, soprattutto tra Iran ed Emirati Arabi Uniti. Il 4 maggio, il Ministero della Difesa di Abu Dhabi ha annunciato di aver intercettato 12 missili balistici, 3 missili da crociera e 4 droni, un segno chiaro della pericolosità della situazione.
Dall’altra parte, le autorità militari iraniane hanno reagito duramente. Attraverso l’agenzia Tasnim, una fonte vicina ai Guardiani della Rivoluzione ha minacciato che qualsiasi azione “irragionevole” degli Emirati li trasformerà in bersagli e che nessuna struttura sarà al sicuro. Non sono mancate accuse di essere pedine di Israele e l’avvertimento di abbandonare ogni moderazione in caso di provocazioni ripetute.
A rafforzare la tensione, la televisione iraniana ha mostrato video che sembrerebbero testimoniare colpi di avvertimento sparati verso navi da guerra americane avvicinatesi allo Stretto. L’Iran ha però negato di aver voluto colpire gli Emirati, mentre Abu Dhabi ha definito gli attacchi come una “escalation pericolosa”.
Lo Stretto Di Hormuz: punto critico e linea rossa per Teheran
Al centro della disputa c’è la gestione dello Stretto di Hormuz, crocevia fondamentale per il passaggio di petrolio e gas nel mondo. Teheran ribadisce che la sicurezza di questa area è una “linea rossa” da non superare, come ha detto con fermezza il comandante in capo dell’esercito iraniano Amir Hatami. Il generale ha descritto con toni duri le manovre di contrasto verso le navi Usa, usando missili da crociera e droni in risposta alle tattiche americane di oscuramento radar.
Il primo vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref ha sottolineato che mantenere il controllo sullo Stretto è un “diritto legittimo” dell’Iran e una responsabilità per garantire stabilità e sicurezza. Aref ha anche evidenziato come, nonostante le pressioni esterne, l’Iran abbia bloccato tentativi di destabilizzazione, puntando su un “approccio unitario”.
Questa posizione forte si riflette anche sul piano interno: sono infatti in corso lavori per ricostruire abitazioni e attività colpite dalle tensioni, un tentativo di stabilizzare la società e prevenire il caos. Ma la guardia resta alta, pronta a reagire a ogni provocazione.
Dall’altra parte, gli Stati Uniti hanno confermato il blocco navale prolungato per contenere le mosse iraniane, pur dichiarandosi disponibili a continuare i negoziati a patto che l’Iran lasci lo Stretto aperto al traffico internazionale.






