Venezia, 8 maggio 2026 – La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia è segnata quest’anno da una protesta che ha portato alla chiusura di circa venti Padiglioni nazionali tra i Giardini e l’Arsenale. Lo sciopero dei lavoratori della cultura è stato indetto come forma di dissenso contro la presenza del Padiglione israeliano e la situazione di conflitto in Palestina.
Sciopero e chiusura dei Padiglioni nazionali alla Biennale
Secondo quanto comunicato dal canale Telegram Global Project, i padiglioni chiusi includono quelli di Austria, Belgio, Egitto, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia, Finlandia, Olanda, Irlanda, Malta, Cipro, Ecuador, Regno Unito e il settore delle Arti Applicate, con la lista ancora in aggiornamento. La protesta si configura come una mobilitazione collettiva contro la partecipazione del Padiglione israeliano, richiamando l’attenzione sul genocidio in corso in Palestina. Decine di esposizioni rimangono dunque sospese, in un clima di forte tensione.
La posizione dell’artista israeliano Belu-Simion Fainaru
Alla cerimonia di inaugurazione del Padiglione israeliano all’Arsenale, l’artista Belu-Simion Fainaru ha espresso la sua visione, sottolineando che la Biennale non dovrebbe essere un’arena per battaglie politiche. “Tutti i paesi devono avere libertà di espressione”, ha dichiarato alla presenza dell’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled. Fainaru ha difeso il diritto degli artisti di esprimere liberamente le proprie idee e ha descritto il suo ruolo come promotore della pace e del dialogo tra i popoli, presentando la sua opera “Rose of Nothingness”, ispirata alla poesia “Todesfuge” del poeta Paul Celan.
L’artista ha inoltre denunciato di sentirsi discriminato e ha ricordato le persecuzioni vissute dalla sua famiglia durante la Seconda guerra mondiale, mettendo in guardia contro l’uso della politica per escludere intere nazioni dalla scena artistica. Fainaru ha annunciato di valutare un eventuale ricorso legale contro l’esclusione del Padiglione israeliano dalle premiazioni, dopo le dimissioni della giuria internazionale e la nascita dei cosiddetti Leoni dei Visitatori.
Il Ministro della Cultura italiano, Alessandro Giuli, ha espresso solidarietà all’artista e ha confermato l’impegno del governo contro ogni forma di discriminazione e antisemitismo nelle istituzioni culturali italiane, annunciando un incontro con Fainaru per sostenere e valorizzare la sua opera all’interno della Biennale.
La situazione al centro della Biennale riflette un clima di tensione internazionale che si riverbera nello storico evento veneziano, simbolo globale delle arti contemporanee.






