Chiara Poggi fu uccisa vent’anni fa, in quella casa di Garlasco che ancora oggi racconta un mistero senza fine. Ora, la Procura di Pavia sembra pronta a chiudere un nuovo capitolo di questa storia, con accuse fresche che puntano dritto su Andrea Sempio, amico del fratello della vittima. Le ultime indagini stanno rimettendo in discussione verità date per scontate, tracciando un quadro diverso da quello conosciuto fino a ieri.
Garlasco: tutte le novità
Poche ore dopo il delitto del 13 agosto 2007, spunta una versione che fa discutere. Secondo i documenti della Procura, Andrea Sempio quel pomeriggio non avrebbe solo attraversato via Pascoli per caso. In un verbale del 2008, il giovane, allora 19enne, raccontò di essersi fermato da solo intorno alle 16, attratto dalla presenza di un’ambulanza e di persone sul posto, per semplice “curiosità”. Poi, sarebbe tornato con il padre.
Ma gli investigatori non ci credono. Il percorso da casa della nonna a quella familiare, secondo le mappe agli atti, non prevedeva passaggi in via Pascoli, né deviazioni logiche verso la villetta dei Poggi. Anzi, la direzione scelta da Sempio e dal padre era opposta a quella strada. Inoltre, la distanza e la presenza di due rotatorie renderebbero improbabile vedere qualcuno in via Pascoli percorrendo la vicina via Pavia. Per i pm questa versione è “palesemente inverosimile”: per loro, il ragazzo sarebbe tornato lì apposta, dopo aver commesso il delitto.
La difesa di Sempio, con gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, sta passando al setaccio ogni dettaglio per smontare questa tesi. I legali sottolineano le difficoltà del ragazzo, confinato ormai da mesi in casa, in un clima di attesa che ha stravolto la sua vita. La sua fragilità umana e psicologica è evidente.
Indagini sul passato digitale e profilo inquietante di Sempio
Le nuove indagini si sono concentrate anche sul mondo digitale di Sempio. Negli ultimi mesi gli inquirenti hanno chiesto dati a Meta, proprietaria di Facebook, con una rogatoria dagli Stati Uniti. L’obiettivo era ottenere informazioni da un profilo chiuso dal giovane nel 2017, dopo un precedente interrogatorio chiuso con archiviazione.
Ma il tentativo non ha dato i risultati sperati. I pm ammettono che il tentativo di colmare il “vuoto informativo” con dati Facebook è fallito. Nonostante questo, gli investigatori hanno passato al setaccio ricerche online, appunti e agende personali. Da qui emerge un quadro preoccupante: Sempio avrebbe mostrato ossessioni per la violenza e per il sesso non consensiente, elementi che gli inquirenti ritengono fondamentali per capire un possibile movente.
Non mancano poi sospetti di interferenze nelle indagini. Intercettazioni e testimonianze parlano di contatti tra Sempio e un ex carabiniere coinvolto nelle prime fasi. Quest’ultimo avrebbe rassicurato il giovane, dicendogli di non temere notifiche di atti giudiziari, sollevando dubbi sulla correttezza di alcune fasi processuali. Questi elementi potrebbero cambiare la lettura delle dinamiche giudiziarie degli ultimi anni.
Una verità da rivedere dopo anni di processi e condanne
Il caso Chiara Poggi ha avuto un iter giudiziario lungo e tormentato, tra condanne, assoluzioni e riaperture. Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima, è stato condannato in via definitiva per l’omicidio, ma oggi quella sentenza potrebbe essere rivista. La Procura di Pavia, ormai da più di un anno, sta concentrando le attenzioni proprio su Andrea Sempio.
Le nuove indagini rimettono al centro perizie sul DNA, riletture delle testimonianze e nuovi accertamenti informatici e intercettazioni. Tutto questo materiale formerà il nuovo fascicolo che la Procura è pronta a chiudere. L’idea è di avanzare una nuova ipotesi accusatoria, chiedendo anche la revisione del processo che ha condannato Stasi.
Gli avvocati di Sempio seguono ogni sviluppo con consulenti a Roma, pronti a ricostruire ogni passaggio per difendere il loro assistito e contestare l’ipotesi della Procura. La vicenda è ancora aperta, mentre Pavia aspetta di conoscere le mosse di un caso che continua a far discutere e a tenere banco nella cronaca italiana.






