Milano, 6 maggio 2026 – È stata fissata per il 25 giugno 2026 l’udienza in Cassazione riguardante il caso di Alessia Pifferi, la donna condannata per la morte della figlia Diana, avvenuta nel luglio 2022. La vicenda aveva suscitato profonda commozione e indignazione in tutta Italia per la drammatica dinamica dell’abbandono che ha causato la morte della bambina di diciotto mesi.
Il caso giudiziario e la richiesta della Procura Generale
Alessia Pifferi, 40 anni, è stata condannata in appello a 24 anni di reclusione per omicidio volontario in forma omissiva. La sentenza di secondo grado ha ridotto la pena rispetto all’ergastolo inflitto in primo grado dalla Corte d’Assise di Milano, che aveva riconosciuto la gravità del fatto: la madre lasciò la figlia sola in casa per quasi sei giorni, durante i quali la bambina morì per disidratazione e stenti.
Tuttavia, l’avvocato generale Lucilla Tontodonati della Procura generale di Milano ha presentato ricorso alla Suprema Corte, chiedendo l’annullamento della sentenza d’appello con rinvio per un nuovo processo. Nel ricorso la Procura sottolinea come la condotta di Pifferi – che ha lasciato sola e prigioniera nel lettino la figlia, “l’essere umano più fragile e totalmente dipendente da lei” – sia di una gravità tale da suscitare “orrore”. La Procura contesta anche il riconoscimento delle attenuanti generiche equivalenti all’unica aggravante riconosciuta, quella del vincolo parentale, che ha determinato la riduzione della pena.
Le accuse rivolte ad Alessia Pifferi
Diana, nata prematura e con problemi ai reni, non era mai stata seguita dai servizi sociali né sottoposta a regolari controlli sanitari. La madre, secondo le indagini, aveva abbandonato la bambina per recarsi a Leffe (Bergamo), dove frequentava l’allora compagno, lasciandola sola con solo un biberon di latte e una bottiglietta di tè. L’autopsia ha confermato che la causa del decesso è stata una grave disidratazione.
Durante il processo, è emerso un quadro personale complesso della Pifferi, che ha ammesso di aver lasciato la figlia senza cibo e acqua consapevole del rischio. La difesa ha avanzato la tesi di un vizio parziale di mente, mentre la Procura ha insistito sulla piena capacità di intendere e volere della donna, confermata da due perizie.
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