Milano, 29 aprile 2026 – Prosegue l’inchiesta della Procura di Milano sul sistema arbitrale italiano, che vede al centro della vicenda l’ex designatore Gianluca Rocchi e una serie di presunte designazioni pilotate di arbitri in favore di alcune squadre, in particolare l’Inter. Dalle testimonianze raccolte emergono conferme sui meccanismi di gestione interna e sulle dinamiche che avrebbero influenzato le scelte arbitrali.
Le testimonianze e le accuse sollevate da alcuni arbitri
Secondo quanto emerso dagli atti dell’inchiesta, la vicenda riguarda esclusivamente il mondo arbitrale, senza ad oggi coinvolgere direttamente le società calcistiche o i loro dirigenti, che risultano estranei alle indagini e non sono parti lese. Alcuni ex arbitri, tra cui Domenico Rocca ed Eugenio Abbattista, hanno denunciato l’esistenza di un sistema di giudizio post-partita che condizionava la permanenza nelle categorie arbitrali e i compensi, oltre a pratiche di epurazione nei confronti di chi non si allineava alla fazione dominante, identificata intorno a Rocchi.
Dai verbali è emersa la consapevolezza diffusa tra gli arbitri di un indirizzamento delle designazioni arbitrali da parte di Rocchi verso determinati club. Le accuse principali riguardano due partite dell’Inter e una presunta combine verificatasi a San Siro il 2 aprile 2025. In particolare, l’inchiesta ipotizza un accordo volto a favorire l’Inter attraverso la designazione di arbitri graditi al club: Andrea Colombo per la trasferta di Bologna del 20 aprile 2025, e Daniele Doveri, che sarebbe stato “schermato” da alcune partite chiave della Coppa Italia e del campionato per evitare che dirigesse gare delicate con la presenza dell’Inter.
Un aspetto rilevante è il coinvolgimento di figure come Andrea Gervasoni, indagato per il caso Salernitana-Modena e supervisore Var in altre gare sospette, oltre agli addetti al Var Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca. Daniele Paterna è stato iscritto nel registro degli indagati per false informazioni ai pm, con la sua testimonianza bloccata nell’ambito delle indagini.
La strategia difensiva di Rocchi e le tensioni interne
Il legale di Gianluca Rocchi, l’avvocato Antonio D’Avirro, ha annunciato la rinuncia all’interrogatorio previsto per il 30 aprile, motivando la decisione con la mancata conoscenza del fascicolo completo delle indagini preliminari. “Andare sarebbe un suicidio”, ha dichiarato il difensore, sottolineando l’anomalia di un’indagine aperta per concorso senza un chiaro elenco degli altri indagati coinvolti con Rocchi.
Intanto, dall’interno del mondo arbitrale emergono profonde tensioni. In una lettera inviata alla Commissione arbitri nazionali (CAN), l’assistente arbitrale Domenico Rocca denuncia una gestione opaca e parziale delle designazioni e valutazioni, che avrebbe alterato la correttezza della competizione tra arbitri. Rocca segnala l’assenza di criteri oggettivi nelle designazioni, valutazioni soggettive e modifiche dei voti post-gara influenzate da interventi dei vertici arbitrali, in particolare di Rocchi stesso.
Questi episodi, secondo Rocca, avrebbero favorito alcuni colleghi a scapito di altri, creando un clima di iniquità e di disagio. L’assistente cita casi specifici di valutazioni arbitrali modificate arbitrariamente, designazioni influenzate e disparità nel trattamento tra arbitri con prestazioni simili, facendo riferimento anche a episodi controversi come la mancata assegnazione di un rigore netto in Inter-Roma, che avrebbe inciso sull’esito del campionato.
Il contesto storico e le analogie con Calciopoli
L’attuale inchiesta si inserisce in un contesto che ricorda per certi versi il caso Calciopoli del 2006, quando emerse uno scandalo di manipolazione delle designazioni arbitrali e di influenze indebite nel mondo del calcio italiano. Allora, furono coinvolti dirigenti di importanti società, arbitri e funzionari federali, con conseguenti pesanti sanzioni sportive e penali.
Gianluca Rocchi, già protagonista e assolto in passato da accuse relative a Calciopoli, è oggi nuovamente al centro di un’indagine che solleva interrogativi sulla trasparenza e la correttezza del sistema arbitrale. La Procura di Milano sta procedendo con l’acquisizione di testimonianze, intercettazioni e materiali registrati nella sala Var di Lissone, cercando ulteriori riscontri e ampliando il quadro investigativo.
Le autorità giudiziarie hanno ribadito che, al momento, le indagini riguardano esclusivamente persone operanti nel mondo arbitrale e non coinvolgono direttamente le società di calcio, in particolare l’Inter, che viene citata soltanto in relazione alle presunte preferenze arbitrali.
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