Roma, 29 aprile 2026 – La recente notizia del fermo di un giovane di 21 anni, appartenente alla Comunità ebraica di Roma, coinvolto nei fatti avvenuti il 25 aprile scorso, ha suscitato profondo sgomento e indignazione all’interno della stessa comunità. L’episodio ha riportato all’attenzione pubblica questioni delicate legate alla memoria storica e alle responsabilità individuali in un contesto sociale già teso.
La risposta della Comunità Ebraica di Roma
Victor Fadlun, presidente della Comunità Ebraica di Roma, ha espresso con fermezza la condanna di ogni forma di violenza antidemocratica, sottolineando il distacco netto della comunità da tali atti. “Il fermo di un ragazzo iscritto alla Comunità Ebraica di Roma per i fatti del 25 aprile ci riempie di sgomento e indignazione”, ha dichiarato Fadlun. La Comunità ha manifestato inoltre solidarietà e vicinanza ai feriti, Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano, sottolineando la piena fiducia nel lavoro della Procura e delle forze dell’ordine affinché si faccia chiarezza sulla dinamica dei fatti e sulle eventuali responsabilità.
In un momento così delicato, la Comunità ebraica ha rivolto un appello alle forze politiche e alla società civile affinché si eviti ogni strumentalizzazione che possa alimentare odio e provocare ulteriori violenze.
La Brigata Ebraica e le prese di posizione
Parallelamente, è giunta una netta presa di posizione da parte di Davide Romano, direttore del Museo della Brigata Ebraica di Milano, riguardo all’uso improprio del nome della Brigata per giustificare atti di violenza. Romano ha definito “orrore” e “oltraggio” qualsiasi tentativo di strumentalizzare il nome di questa associazione, simbolo di un impegno contro il nazifascismo.
Le indagini coordinate dalla Procura antiterrorismo di Roma hanno portato al fermo di Eitan Bondi, il 21enne accusato di aver sparato con una pistola giocattolo (softair) contro due appartenenti all’Anpi lo scorso 25 aprile. Bondì è stato identificato grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza e a una perquisizione nella sua abitazione, avvenuta nella notte tra il 28 e il 29 aprile.
Inoltre, la Brigata Ebraica ha preso le distanze dal giovane fermato, dichiarando di “non conoscerlo” e di “non avere tra i suoi membri persone” con il suo nome. La Brigata Ebraica “sottolinea anche di non avere alcun rappresentante né iscritto nella città di Roma. Ci riserviamo inoltre di adire a vie legali contro tutti quelli che usano e useranno il nome della Brigata Ebraica per accostarlo a questo atto vergognoso. La violenza non ha mai fatto parte dei nostri valori e non li rappresenterà mai”.






