Roma, 28 aprile 2026 – Il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo decreto lavoro, un pacchetto di misure cruciali pensate per rilanciare l’occupazione e tutelare i lavoratori italiani in vista della Festa del Primo maggio. Al termine della riunione, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tenuto una conferenza stampa sottolineando come questo provvedimento rappresenti «il modo migliore per ringraziare gli italiani che ogni giorno contribuiscono con il loro lavoro per fare grande la nostra nazione».
Cosa prevede il decreto lavoro?
Il decreto, varato per affrontare le sfide del mercato del lavoro contemporaneo, introduce diverse misure di rilievo. Tra queste, il salario giusto, concepito per garantire una retribuzione equa ai lavoratori, e incentivi mirati all’occupazione, specialmente per le fasce più giovani e vulnerabili. Inoltre, il provvedimento affronta con decisione il contrasto al caporalato digitale, fenomeno che sfrutta la tecnologia per impiegare illegalmente manodopera a condizioni irregolari.
Le novità legislative includono anche la semplificazione nell’utilizzo dei contratti a termine e l’incentivazione dei contratti di somministrazione a tempo indeterminato, con particolare attenzione ai lavoratori in condizioni di svantaggio o provenienti da percorsi di mobilità. Inoltre, è prevista la proroga al 2024 dei contratti di espansione, volti a favorire la staffetta generazionale nel mondo del lavoro.
Decreto lavoro, stretta sui contratti pirata: stop agli incentivi per chi sottopaga
Nuove regole per il mercato del lavoro arrivano dal Consiglio dei ministri, con l’obiettivo dichiarato di premiare le aziende virtuose e scoraggiare pratiche scorrette. Il provvedimento punta a rafforzare la qualità dell’occupazione e a legare gli aiuti pubblici al rispetto di criteri più stringenti.
Durante la conferenza stampa successiva al Cdm, la presidente del Consiglio ha chiarito uno dei punti centrali del decreto: le imprese che applicano contratti non regolari o retribuzioni insufficienti non potranno accedere agli incentivi statali. Il messaggio è netto: il sostegno pubblico sarà riservato solo a chi garantisce condizioni adeguate ai dipendenti.
Incentivi legati al salario complessivo
Tra le novità più rilevanti c’è il criterio per ottenere gli incentivi occupazionali. Per beneficiarne, le aziende dovranno riconoscere quello che viene definito “salario giusto”, ossia non solo la paga oraria ma l’intero trattamento economico previsto dal contratto, comprensivo di tutte le componenti retributive.
Il decreto prevede inoltre uno stanziamento significativo: circa un miliardo di euro destinato al rinnovo di misure già esistenti per favorire l’occupazione. Risorse che, nelle intenzioni del governo, serviranno a consolidare strumenti ritenuti efficaci nel sostenere l’ingresso e la permanenza nel mondo del lavoro.
Un patto con sindacati e imprese
La premier ha presentato il provvedimento anche come un punto di partenza per una collaborazione più ampia con le parti sociali. L’idea è costruire un’alleanza concreta con organizzazioni sindacali e datoriali, basata su interventi progressivi e su un impegno condiviso per migliorare la qualità del lavoro.
Secondo il governo, il decreto si inserisce in un percorso già avviato fin dall’inizio della legislatura. L’obiettivo resta quello di aumentare non solo il numero degli occupati, ma anche la stabilità e la qualità dei contratti, in un quadro che viene descritto come in miglioramento.
Taglio del cuneo: fino a mille euro in più in busta paga
Tra gli interventi rivendicati c’è anche il rafforzamento del taglio del cuneo contributivo, reso strutturale dopo una prima fase temporanea. Oggi, per un lavoratore con un reddito annuo di circa 32mila euro, questa misura si traduce in un aumento di circa mille euro netti all’anno in busta paga, secondo quanto spiegato dalla presidente del Consiglio.