Antonio “Tony” La Piccirella ha raccontato i momenti a bordo della nave militare israeliana, dopo il blocco della Global Sumud Flotilla. Tornato a Fiumicino, il suo sguardo tradisce tensione e una determinazione che non si placa. Non risparmia critiche alla presidente italiana, che ha bollato la missione come un atto di pirateria. “I cittadini che lei dice di proteggere sono stati attaccati in mare aperto — sbotta La Piccirella — eppure lei sposta altrove la responsabilità”. La battaglia è tutt’altro che finita, e lui lo dice chiaro: si stanno già riorganizzando.
Flotilla: l’ultima missione e le parole di La Piccirella
Tra il 29 e il 30 aprile, la marina israeliana ha intercettato 21 imbarcazioni della flotilla in acque internazionali, a sud di Creta, bloccando e sequestrando 170 attivisti, di cui 23 italiani. La Piccirella era sull’ultima barca fermata e racconta di alcune imbarcazioni lasciate alla deriva, danneggiate, con persone a bordo in condizioni disperate. “La paura era tanta”, dice, ricordando i sei compagni con cui condivideva la prigionia, tra cui i giovani spagnoli Thiago Ávila e Saif Abukeshek, quest’ultimo palestinese di origine, isolati e a rischio. Prima di essere separato, Saif ha chiesto di far arrivare un messaggio al figlio: “Il prezzo per la libertà non è mai troppo alto”. La Piccirella denuncia anche la complicità della marina greca e il silenzio dei sistemi di sorveglianza militare nel Mediterraneo. Sei ore di fuga, SOS rimasti senza risposta, per una vicenda che definisce un vero e proprio rapimento in acque quasi europee.
Liberare gli ostaggi e cambiare rotta: l’appello degli attivisti
Arrivato a Roma passando per Atene, accolto da altri attivisti e sotto il coro di “Free Palestine”, La Piccirella ha lanciato un appello urgente: liberare subito Thiago Ávila e Saif Abukeshek, “ostaggi in serio pericolo”. Ha ribadito che la Global Sumud Flotilla non si fermerà e che si sta già riorganizzando per riprendere la missione. L’appello è chiaro: i governi devono cambiare strada, interrompere gli accordi con Israele e prendere una posizione netta a favore del popolo palestinese e della giustizia internazionale. Secondo l’attivista, quanto accaduto è la diretta conseguenza di un sostegno politico e militare a uno Stato accusato di sottrarre terra e risorse. Temendo che il prossimo passo possa essere il controllo e la repressione anche in Italia, La Piccirella rimane in allerta. Nel frattempo, cresce la pressione della società civile per una soluzione che riconosca i diritti di tutti i popoli coinvolti.






