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Home Cronaca

Delitto di Garlasco, la ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi

A quasi vent’anni dal delitto, emergono nuovi dettagli sulle indagini e sui possibili moventi legati a video privati, mentre restano dubbi su errori e depistaggi

by Giacomo Camelia
7 Maggio 2026
Chiara Poggi, la vittima del delitto di Garlasco

Chiara Poggi, la vittima del delitto di Garlasco | Immagine di dominio pubblico - alanews.it

Garlasco, 7 maggio 2026 – A quasi vent’anni dal delitto di Garlasco, il caso continua a suscitare nuove svolte investigative e riflessioni sul metodo con cui è stata condotta l’inchiesta originaria. La vittima, Chiara Poggi, fu brutalmente assassinata il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia in via Giovanni Pascoli, 8, a Garlasco, in provincia di Pavia. Il corpo fu rinvenuto dal fidanzato, Alberto Stasi, che nel corso degli anni è stato al centro di controversie giudiziarie e mediatiche.

Le dinamiche dell’omicidio: dall’approccio all’aggressione

Secondo le ricostruzioni medico-legali e le sentenze definitive, il delitto avvenne in una finestra temporale molto ristretta, tra le 9:12 e le 9:35 del mattino del 13 agosto 2007. È in questo intervallo che Chiara Poggi fu colpita a morte con un oggetto contundente, probabilmente un martello o un attizzatoio da camino, pur non essendo mai stata individuata con certezza l’arma del delitto. La ragazza, 26 anni, laureata in economia all’Università di Pavia e impiegata, era sola in casa poiché la famiglia si trovava in vacanza.

La morte iniziò, come accertato dalla consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, non prima delle 9:45, poco dopo la disattivazione dell’allarme di casa da parte della vittima, avvenuta alle 9:12. Il fidanzato, Alberto Stasi, si trovava a Milano per ultimare la tesi di laurea ed è stato lui stesso a ritrovare il corpo sulle scale che conducono alla cantina, poco dopo le 13:30. La chiamata al 118 fu effettuata alle 13:50, e i soccorsi giunsero pochi minuti dopo, constatando il decesso.

Delitto di Garlasco, le indagini e i punti critici nell’accertamento dei fatti

Fin dagli esordi, le indagini furono caratterizzate da numerosi errori procedurali: la scena del crimine non fu adeguatamente preservata, e non furono adottate misure di sicurezza standard come l’uso di guanti, permettendo così l’inquinamento delle prove. Inoltre, il gatto di Chiara fu lasciato libero di muoversi, compromettendo ulteriormente la scena del delitto.

Un elemento controverso riguarda le scarpe di Stasi, che al momento del ritrovamento del cadavere sarebbero dovute risultare sporche di sangue, come da sua stessa testimonianza, ma furono sequestrate solo 19 ore dopo e risultarono pulite. La perizia dei RIS del 2014 ha sottolineato che le scarpe avrebbero dovuto trattenere tracce ematiche, così come il tappetino dell’auto usata da Stasi, anch’esso sequestrato con ritardo e analizzato con esiti incerti. Si ipotizza un possibile tentativo di depistaggio con lo scambio dei pedali tra due biciclette di proprietà della famiglia Stasi – uno degli elementi più dibattuti del processo.

L’alibi fornito da Stasi, che affermava di aver lavorato alla sua tesi sul computer durante la mattina del delitto, è stato oggetto di approfondite analisi informatiche. I dati dimostrarono che il computer fu utilizzato continuativamente tra le 9:35 e le 12:20, lasciando un misterioso intervallo di 23 minuti non spiegato tra le 9:12 e le 9:35, quando probabilmente la vittima era ancora viva.

Il ruolo dei video intimi e le nuove indagini sul movente

Negli ultimi anni, le nuove indagini hanno acceso i riflettori su un aspetto finora poco esplorato: i video intimi girati da Chiara Poggi e Alberto Stasi, conservati in una cartella protetta da password denominata «Albert» sul computer condiviso da Chiara con il fratello Marco Poggi. A questa cartella potevano accedere anche amici, tra cui Andrea Sempio, attualmente indagato in relazione al caso.

L’ipotesi investigativa di un movente sessuale si fonda su una vasta consulenza informatica che ha evidenziato tracce di accesso e potenziali copie di quei video da parte di terzi. La madre di Chiara, Rita Preda, aveva già segnalato la presenza di navigazioni verso siti a luci rosse effettuate quando la figlia non era in casa, suggerendo un possibile utilizzo non autorizzato del computer.

Marco Poggi, convocato recentemente dalla Procura di Pavia, ha confermato l’esistenza di conversazioni tra Chiara e Stasi in cui si accenna a un video che la ragazza stava scaricando, con contenuti relativi alla loro intimità. Le dichiarazioni di Marco, insieme alle indagini sul ruolo di Andrea Sempio, rappresentano un nuovo capitolo che potrebbe gettare nuova luce sul movente e sulla dinamica del delitto.

Le indagini sul delitto di Garlasco, ancora aperte, continuano a focalizzarsi su questi aspetti sensibili, nella speranza di chiarire ulteriormente un caso che ha segnato profondamente la cronaca giudiziaria italiana.

Tags: ApprofondimentoDelitto di Garlasco

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