Roma, 12 maggio 2026 – Quasi un bambino su quattro in Italia vive sotto la soglia di povertà, una condizione che influenza profondamente il loro benessere fisico, mentale e scolastico. Questo è il dato allarmante che emerge dal rapporto “Opportunità disuguali – bambini e disuguaglianza economica”, pubblicato dall’UNICEF Office of Strategy and Evidence – Innocenti.
La povertà infantile in Italia: numeri e impatti raccolti dall’Unicef
Secondo il rapporto, il 23,2% dei bambini italiani vive in famiglie con un reddito inferiore al 60% della media nazionale, posizionando l’Italia tra i paesi con i tassi più elevati di povertà minorile in Europa. Nel ranking sul benessere dei bambini tra 37 paesi, l’Italia si colloca al 12° posto, con risultati eterogenei: un buon posizionamento per il benessere mentale (10° posto), una posizione intermedia per la salute fisica (17° posto) e più arretrata per le competenze scolastiche (25° posto).
Il divario economico tra le famiglie più ricche e quelle più povere è significativo: il quintile più ricco guadagna in media 5,35 volte il reddito del quintile più povero. Questa differenza si riflette anche nell’accesso a una buona salute e nell’apprendimento. Solo il 58% dei bambini nel quintile più povero gode di ottima salute, contro il 73% di quelli nel quintile più ricco.
Disuguaglianze economiche e rendimento scolastico
Il rapporto evidenzia una forte correlazione tra disuguaglianza economica e risultati scolastici. Nei paesi con maggior divario tra ricchi e poveri, il 65% dei bambini rischia di lasciare la scuola senza competenze di base in lettura e matematica, rispetto al 40% nei paesi con minore disuguaglianza. In Italia, il divario nelle competenze tra bambini ricchi e poveri è tra i più ampi: l’84% dei ragazzi del quintile più ricco possiede competenze di base, rispetto a meno del 45% di quelli del quintile più povero.
Anche l’alimentazione risente di queste disparità. Il 27% dei bambini italiani tra 5 e 19 anni è in sovrappeso, un dato in linea con il trend europeo meridionale ma legato anche a un’alimentazione di qualità inferiore e alla pratica di saltare i pasti nelle famiglie più povere. Tra gli 11 e i 15 anni, solo il 22% dei ragazzi a basso reddito consuma verdura quotidianamente, contro il 39% dei coetanei più benestanti. Inoltre, il consumo di bevande zuccherate è più elevato nelle famiglie meno abbienti, con un impatto negativo sulla salute.
Bo Viktor Nylund, direttore dell’UNICEF Innocenti, sottolinea che “la disuguaglianza influisce profondamente sul modo in cui i bambini imparano, su ciò che mangiano e su come vivono la vita. Per limitare gli effetti più gravi, è urgente investire nella salute, nella nutrizione e nell’istruzione dei bambini delle comunità più vulnerabili”.
Le raccomandazioni per ridurre le disuguaglianze
Il rapporto esorta i governi a intervenire con politiche mirate per ridurre la povertà infantile e le disuguaglianze economiche, mettendo in campo misure di protezione sociale, come assegni familiari, programmi di pasti scolastici e incentivi per l’accesso a servizi educativi e sanitari di qualità. L’UNICEF evidenzia che senza i trasferimenti monetari, la povertà infantile in Italia sarebbe arrivata al 35,9%, mentre grazie alle prestazioni sociali quasi il 30% dei bambini è stato mantenuto sopra la soglia di povertà.
Tra le altre criticità segnalate ci sono le condizioni abitative precarie che coinvolgono il 18,1% dei bambini, e un divario marcato nella soddisfazione di vita tra adolescenti appartenenti a contesti socioeconomici diversi (66% nei più svantaggiati contro 79% nei più favoriti).
Il rapporto sottolinea inoltre che la “segregazione scolastica” in Italia è moderata, il che indica che le differenze di apprendimento derivano principalmente da fattori all’interno del sistema scolastico o legati al contesto familiare e sociale.
L’analisi di UNICEF conferma come la povertà infantile rappresenti una sfida urgente per il nostro Paese, che richiede politiche integrate e investimenti mirati per garantire a tutti i bambini pari opportunità di crescita e sviluppo.






