Milano, 11 maggio 2026 – La vicenda giudiziaria legata al delitto di Garlasco, uno dei casi più controversi e seguiti della cronaca nera italiana, continua a suscitare dibattiti e approfondimenti. A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua abitazione di Garlasco il 13 agosto 2007, emergono nuovi dettagli relativi alle indagini e alle successive contestazioni processuali. A intervenire oggi è Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, che esprime una netta presa di posizione sugli ultimi sviluppi investigativi.
Tizzoni critica l’operato della Procura di Pavia
“La Procura di Pavia si è accanita nel cercare di sconfessare la condanna definitiva di Alberto Stasi”, ha dichiarato Gian Luigi Tizzoni commentando gli atti depositati nell’ambito dell’indagine recentemente archiviata a carico di Andrea Sempio, un nuovo indagato nel caso. Tizzoni definisce l’azione dei pm «abbastanza deludente», sottolineando che il lavoro svolto, pur apparendo imponente, non incide sui punti centrali della vicenda. In particolare, il legale della famiglia Poggi non intravede elementi sufficienti negli atti per una revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva di Stasi a 16 anni di reclusione.
Dalla consulenza medico-legale della dottoressa Cattaneo, a quella informatica di Dal Checco, fino alle analisi delle tracce ematiche eseguite dai RIS, nessuna evidenza sembra mettere in discussione la sentenza. L’unico nodo ancora aperto riguarda l’impronta 33, rinvenuta sul muro della scala che conduce alla cantina dove fu trovato il cadavere di Chiara Poggi. Tizzoni denuncia che, nonostante la sua richiesta di sottoporla a incidente probatorio e di farla verificare da un perito terzo, ciò non è avvenuto, alimentando perplessità sulla sua attribuzione.
Le osservazioni dell’avvocato Tizzoni
Gian Luigi Tizzoni ha dichiarato di essere rimasto colpito dalla frequenza degli incontri e delle interlocuzioni tra i pubblici ministeri di Pavia e la difesa di Alberto Stasi, sottolineando come tali contatti gli appaiano particolarmente numerosi e ravvicinati. Il riferimento è alle interlocuzioni avvenute nell’ambito della nuova inchiesta che vede Andrea Sempio indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, mentre Stasi resta l’unico condannato in via definitiva per il delitto.
Secondo il legale, la presenza e il coinvolgimento della difesa di Stasi all’interno degli atti della nuova indagine rappresenterebbero un elemento che merita attenzione. Tizzoni ha infatti più volte evidenziato quella che considera una possibile anomalia, legata al ruolo attivo dei legali del condannato nel contesto di un procedimento che, al momento, non ha ancora modificato la posizione giuridica di Stasi.
Il riferimento si inserisce in un quadro più ampio che riguarda anche le precedenti richieste di revisione della condanna, già respinte in due occasioni. Un elemento che, secondo la ricostruzione della difesa della famiglia Poggi, rafforzerebbe la necessità di mantenere distinti i diversi piani processuali ancora in corso.
La difesa dei Poggi: “Sempre collaborativi con la magistratura
Il contesto dell’indagine
Il delitto di Garlasco rimane uno dei casi più complessi della cronaca giudiziaria italiana. Chiara Poggi fu uccisa con un oggetto contundente non identificato all’interno della sua abitazione, mentre era sola in casa. Il fidanzato, Alberto Stasi, unico indagato e condannato in via definitiva, ha sempre sostenuto la propria innocenza. Nonostante le difficoltà legate a errori nelle prime indagini e alla rilevanza mediatica che ha caratterizzato il caso, la sentenza di condanna è stata confermata nel 2015 dalla Corte Suprema di Cassazione.
Recentemente, l’inchiesta ha riguardato Andrea Sempio, coetaneo e amico della vittima e di suo fratello, indagato in relazione a un possibile movente legato a video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi, conservati su un computer condiviso. La Procura di Pavia ha infatti acquisito una consulenza informatica che avrebbe individuato accessi sospetti a tali filmati, ipotizzando un movente sessuale nel delitto. Sempio, tuttavia, ha sempre negato ogni coinvolgimento e, nel corso dell’interrogatorio previsto per il 12 maggio, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
La madre di Chiara, Rita Preda, ha inoltre riferito che la figlia si era accorta di navigazioni a siti a luci rosse effettuate sul suo pc in sua assenza, rafforzando i sospetti sull’accesso non autorizzato ai contenuti privati della ragazza. Intanto, Marco Poggi, fratello di Chiara, è stato convocato come testimone dalla Procura per chiarire alcuni aspetti legati a questi filmati e al contesto familiare.
La difesa di Stasi: “Elementi che mettono in discussione la condanna”
In una nota diffusa dopo la prima analisi degli atti relativi alla nuova inchiesta su Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi, la difesa di Alberto Stasi interviene con toni molto netti sulla ricostruzione della Procura di Pavia.
Secondo quanto riportato dagli avvocati, il lavoro investigativo svolto dai magistrati avrebbe avuto un impatto tale da “mettere in crisi” la precedente sentenza di condanna nei confronti di Stasi. Nella comunicazione si sottolinea come l’attività della Procura abbia portato alla luce una serie di elementi ritenuti rilevanti, che secondo la difesa andrebbero nella direzione di una possibile innocenza dell’ex fidanzato della vittima.
Nel documento viene inoltre evidenziato che il quadro complessivo emerso dagli atti risulterebbe, secondo la difesa, particolarmente grave e complesso. Un contesto che, sempre secondo gli avvocati, avrebbe avuto conseguenze significative anche sulla possibilità per Stasi di dimostrare la propria posizione nel corso del procedimento giudiziario.
La strategia difensiva sulla revisione del processo
La nota prosegue indicando che tutte le dichiarazioni raccolte e gli accertamenti svolti dalle autorità giudiziarie verranno valutati separatamente, anche alla luce dei nuovi elementi emersi.
In chiusura, i legali di Stasi affermano di essere già al lavoro per accelerare i tempi della richiesta di revisione del processo, alla luce delle risultanze contenute nell’inchiesta della Procura di Pavia e degli elementi che, secondo la difesa, ne rafforzerebbero le ragioni.
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