La sua candidatura è diventata uno dei casi più osservati delle elezioni di midterm del 2026. Figlio di immigrati egiziani, con una formazione accademica tra l’Università del Michigan, Oxford e la Columbia University, El-Sayed ha costruito il proprio percorso professionale intorno alla sanità pubblica e alle disuguaglianze sociali. La sua campagna ha puntato su sanità accessibile, riduzione del costo della vita e contrasto all’influenza delle grandi aziende sulla politica.
La corsa in Michigan lo ha contrapposto a Mike Rogers, ex deputato repubblicano e già presidente della Commissione Intelligence della Camera. Il seggio è particolarmente importante per gli equilibri del Senato, anche perché il democratico uscente Gary Peters ha scelto di non ricandidarsi.
Le origini e la formazione tra Michigan, Oxford e Columbia
Nato nel Michigan nel 1984, Abdul El-Sayed è cresciuto nel sud-est dello Stato. Suo padre, Mohamed, è un immigrato egiziano. Ha frequentato l’Università del Michigan, dove si è laureato nel 2007 in biologia e scienze politiche.
In seguito ha ottenuto una borsa di studio Rhodes, una delle più prestigiose opportunità accademiche internazionali, che gli ha permesso di proseguire gli studi all’Università di Oxford. Qui ha conseguito un dottorato in sanità pubblica nel 2011. Nel 2014 ha completato anche la laurea in medicina alla Columbia University di New York.
La sua formazione si è concentrata sull’epidemiologia e sui determinanti sociali della salute: le condizioni economiche, ambientali e sociali che incidono sul benessere delle persone e sull’accesso ai servizi sanitari.
Una precisazione riguarda il suo profilo professionale: El-Sayed ha conseguito una laurea in medicina, ma ha orientato la propria carriera verso la sanità pubblica e la gestione dei sistemi sanitari, non verso l’attività clinica tradizionale.
Dalla sanità pubblica alla politica
Nel 2015 è stato nominato direttore esecutivo del Dipartimento della Salute pubblica di Detroit, incarico assunto in una fase difficile per la città, ancora alle prese con le conseguenze della bancarotta dichiarata nel 2013.
Durante il suo mandato ha lavorato sui servizi sanitari, sulla prevenzione e sulle condizioni di salute delle comunità più vulnerabili. Ha lasciato l’incarico nel 2017 per candidarsi alla carica di governatore del Michigan nel 2018, senza però riuscire a ottenere la nomination democratica, vinta da Gretchen Whitmer.
Successivamente ha diretto il Dipartimento della Salute, dei Servizi umani e dei Veterani della contea di Wayne. La sua esperienza amministrativa è diventata uno degli elementi centrali della sua identità politica: secondo la sua impostazione, la salute non dipende soltanto dall’assistenza medica, ma anche dal lavoro, dall’istruzione, dall’ambiente e dalle condizioni economiche.
Le posizioni politiche: Medicare for All e critica alle lobby
El-Sayed appartiene all’area progressista del Partito democratico. Tra le sue principali proposte figurano l’ampliamento dell’accesso alla sanità, il contenimento dei costi delle cure e dei farmaci, una maggiore protezione sociale e la riduzione dell’influenza dei finanziamenti privati sulle decisioni politiche.
È autore del libro “Medicare for All: A Citizen’s Guide”, dedicato al progetto di copertura sanitaria universale negli Stati Uniti. La sua campagna ha inoltre puntato sulla tassazione dei grandi patrimoni, sul contrasto ai monopoli e sulla riforma del finanziamento delle campagne elettorali.
Un altro tema centrale è la politica estera, in particolare il sostegno militare statunitense a Israele. El-Sayed ha chiesto di interrompere gli aiuti militari americani a Tel Aviv, una posizione che ha provocato critiche anche all’interno del Partito democratico. La questione ha avuto un peso particolare in Michigan, dove è presente una significativa comunità arabo-americana e musulmana.
Il sostegno di Barack Obama e il comizio a Detroit
Uno dei momenti più importanti della campagna è stato il sostegno pubblico di Barack Obama. L’ex presidente ha partecipato il 24 ottobre a un comizio a Detroit insieme a El-Sayed, davanti a oltre 4.300 persone, secondo quanto riportato dall’agenzia Anadolu.
Obama ha difeso il candidato dagli attacchi legati alla sua identità religiosa e alle accuse di presunti legami con organizzazioni estremiste, per le quali non sono emerse prove credibili. Nel suo intervento ha anche sostenuto le proposte di El-Sayed sulla sanità accessibile e sulla riduzione del peso dei finanziamenti privati nella politica.
L’ex presidente ha collegato il programma del candidato alla propria riforma sanitaria, l’Affordable Care Act, affermando che El-Sayed avrebbe potuto portare avanti quel percorso. Ha inoltre richiamato la necessità di porre fine alla guerra con l’Iran.
Il sostegno di Obama ha dato alla campagna una visibilità nazionale, in una fase in cui il candidato cercava di ricomporre le divisioni interne al Partito democratico dopo una primaria particolarmente combattuta.
La sfida contro Mike Rogers e la rottura con Haley Stevens
La corsa al Senato ha assunto anche una dimensione interna al Partito democratico. Nelle primarie del 4 agosto, El-Sayed ha sconfitto la deputata Haley Stevens, candidata sostenuta da una parte dell’establishment democratico. La vittoria gli ha permesso di ottenere la nomination, ma non ha cancellato le divisioni emerse durante la campagna.
A pochi giorni dal voto generale, Stevens ha compiuto una scelta inattesa: il 1° novembre ha annunciato il proprio sostegno al repubblicano Mike Rogers, dopo uno scontro pubblico con El-Sayed. La decisione ha provocato la reazione di diversi esponenti democratici, tra cui il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer, che ha ribadito il sostegno del partito al candidato.
Rogers, ex agente dell’FBI e già presidente della Commissione Intelligence della Camera, ha puntato sulla propria esperienza istituzionale e sulla vicinanza a Donald Trump. La campagna si è concentrata su economia, lavoro, sicurezza e politica estera, mentre il confronto sull’identità musulmana di El-Sayed e sulle sue posizioni riguardo a Israele ha contribuito ad alimentare la polarizzazione.
