Un endorsement nato per indebolire un candidato democratico potrebbe finire per rafforzarlo. È il possibile effetto boomerang della decisione di Haley Stevens, deputata democratica del Michigan, che a due giorni dalle elezioni di metà mandato ha annunciato il proprio sostegno al repubblicano Mike Rogers, avversario del candidato democratico Abdul El-Sayed nella corsa al Senato.
La scelta ha provocato una reazione durissima all’interno del Partito democratico, ma ha anche riacceso l’attenzione sulla candidatura di El-Sayed. La campagna del democratico ha comunicato di aver raccolto oltre 2,4 milioni di dollari nelle ore successive all’annuncio, con più di 26.000 nuovi donatori. Una mobilitazione che suggerisce come la rottura possa aver rafforzato il messaggio anti-establishment del candidato, anziché comprometterne la posizione.
È questo il paradosso al centro dell’analisi pubblicata da The Hill nella rubrica “Lindsey’s Lens”: un gesto pensato per spostare consensi verso il candidato repubblicano potrebbe aver finito per consolidare la base del suo avversario.
Haley Stevens rompe con il Partito democratico e sostiene Mike Rogers
La vicenda nasce dalle primarie democratiche per il Senato in Michigan, vinte da Abdul El-Sayed con un margine inferiore a un punto percentuale su Stevens. Dopo la sconfitta, la deputata aveva inizialmente dichiarato il proprio sostegno al candidato del partito, ma i rapporti tra i due si sono progressivamente deteriorati.
Al centro dello scontro ci sono soprattutto le posizioni su Israele e Gaza, oltre a una controversia relativa a una pubblicità di un gruppo esterno alla campagna di El-Sayed. Lo spot collegava il sostegno economico e militare americano a Israele all’aumento del costo della spesa negli Stati Uniti, suscitando critiche per il modo in cui affrontava il tema.
Stevens aveva chiesto a El-Sayed di condannare pubblicamente il messaggio e di prendere le distanze anche da uno spot della sua campagna che includeva il commentatore conservatore Tucker Carlson. Il candidato democratico aveva chiarito di non essere responsabile della pubblicità del gruppo esterno e aveva successivamente ribadito di non condividerne i contenuti.
La tensione è esplosa nel fine settimana, quando Stevens ha annunciato il proprio sostegno a Mike Rogers, presentandosi insieme al candidato repubblicano durante una funzione religiosa a Detroit. La deputata ha motivato la scelta sostenendo che El-Sayed non fosse più adatto a rappresentare il Michigan al Senato.
La reazione dei democratici e la frattura interna al partito
L’annuncio ha provocato una reazione immediata tra i democratici. Il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer ha definito la decisione un tradimento, mentre altri esponenti del partito hanno criticato la scelta di Stevens di sostenere un candidato repubblicano proprio alla vigilia di una consultazione decisiva per gli equilibri del Congresso.
Anche all’interno del suo staff si sono registrate conseguenze: il capo di gabinetto Justin German si è dimesso, insieme ad altri collaboratori. Il Partito democratico del Michigan ha inoltre preso le distanze dalla deputata.
Il presidente Donald Trump ha invece accolto positivamente l’endorsement, elogiando Stevens e invitandola pubblicamente a valutare un passaggio al Partito repubblicano.
La deputata ha difeso la propria decisione anche in un’intervista alla CNN con Anderson Cooper, ma non è riuscita a fornire una spiegazione precisa del momento in cui avrebbe cambiato posizione. In seguito ha pubblicato un lungo intervento su X, nel quale ha indicato le pubblicità controverse, le posizioni di El-Sayed e i suoi rapporti con il commentatore politico Hasan Piker tra le ragioni della rottura. Ha inoltre respinto le ipotesi secondo cui il suo fidanzato, Jason Turkish, avrebbe influenzato la scelta.
Il possibile effetto boomerang: El-Sayed raccoglie fondi e rilancia la sua campagna
La conseguenza più significativa dell’endorsement potrebbe essere stata la reazione degli elettori democratici. La campagna di El-Sayed ha dichiarato di aver raccolto oltre 2,4 milioni di dollari nelle ore successive alla decisione di Stevens, con più di 26.000 persone che hanno contribuito per la prima volta.
Il candidato ha cercato di riportare il confronto sui temi economici e sociali, evitando di trasformare la campagna in una disputa personale con la deputata. Il suo messaggio si concentra sul costo della vita, sull’accessibilità delle cure sanitarie e sulle condizioni dei lavoratori del Michigan.
La rottura con Stevens può così diventare un elemento utile alla narrazione politica di El-Sayed: quella di un candidato che si contrappone alle strutture tradizionali del partito e che non intende subordinare la propria agenda alle richieste dei suoi esponenti più consolidati.
Il rischio per i democratici è che una controversia interna finisca per occupare lo spazio mediatico che il partito avrebbe voluto dedicare ai programmi e alle proposte dei propri candidati. Per Rogers, invece, l’appoggio di una deputata democratica può offrire un’opportunità per intercettare gli elettori moderati e gli scontenti della candidatura progressista.
Michigan, una corsa decisiva per il controllo del Senato
La sfida tra Abdul El-Sayed e Mike Rogers si svolge in uno degli Stati più osservati delle elezioni di metà mandato. Il seggio è attualmente occupato dal democratico Gary Peters, che ha deciso di non ricandidarsi. La sua successione è quindi particolarmente importante per gli equilibri del Senato.
Secondo un sondaggio New York Times-Siena citato da Reuters, El-Sayed era in vantaggio su Rogers con il 53% contro il 42%. Si tratta di una rilevazione precedente al voto, non di un risultato elettorale, e non permette di stabilire quale sarà l’esito della competizione.
Il caso Stevens mette comunque in evidenza una frattura più ampia nel Partito democratico: il rapporto tra l’ala progressista e quella moderata, le divergenze sulla politica americana in Medio Oriente e la difficoltà di mantenere un fronte comune durante una campagna elettorale combattuta.
A poche ore dall’apertura delle urne, resta da capire se l’endorsement di Stevens riuscirà a spostare una parte degli elettori verso Rogers oppure se finirà per consolidare il sostegno a El-Sayed. Per ora, la reazione della campagna democratica mostra che la rottura non ha prodotto soltanto un danno politico: ha anche generato una nuova mobilitazione attorno al candidato.
