A 56 anni, Jeffries è uno dei protagonisti della nuova fase politica americana. La vittoria democratica alle elezioni di metà mandato gli apre la strada alla presidenza della Camera, incarico che dovrebbe assumere con l’insediamento del nuovo Congresso, previsto per il 3 gennaio 2027.
La sua elezione dovrà essere formalizzata con un voto dell’aula, ma il sostegno del partito lo rende il principale candidato alla successione del repubblicano Mike Johnson. Per Jeffries sarebbe il punto più alto di una carriera costruita tra New York e Washington, fino alla guida del gruppo democratico alla Camera.
Dalle origini a Brooklyn agli studi in legge
Nato il 4 agosto 1970 a Brooklyn, New York, Hakeem Sekou Jeffries è cresciuto nel quartiere di Crown Heights. È figlio di una assistente sociale e di un consulente impegnato nel settore delle dipendenze.
Ha studiato Scienze politiche alla Binghamton University, dove si è laureato nel 1992. Ha poi conseguito un master in Politiche pubbliche alla Georgetown University e una laurea in Giurisprudenza alla New York University.
Prima di entrare in politica ha lavorato come avvocato, anche in uno studio legale privato, e come assistente di un giudice federale. Il suo percorso professionale lo ha portato progressivamente verso la vita pubblica e l’attività legislativa.
La carriera politica e la successione a Nancy Pelosi
Jeffries ha iniziato la sua carriera istituzionale nell’Assemblea dello Stato di New York, dove è stato eletto nel 2006. Ha ricoperto l’incarico fino al 2012, quando ha conquistato un seggio alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, in rappresentanza dell’ottavo distretto congressuale di New York, che comprende aree di Brooklyn e Queens.
Nel corso degli anni è diventato una figura di primo piano del Partito democratico. Nel 2018 è stato eletto presidente del Democratic Caucus, uno degli incarichi più importanti nella struttura parlamentare del partito.
La svolta è arrivata nel novembre 2022, quando è stato scelto all’unanimità per succedere a Nancy Pelosi alla guida dei democratici alla Camera. È diventato così il primo afroamericano a guidare uno dei due principali partiti all’interno del Congresso statunitense.
Nel suo ruolo di leader della minoranza ha coordinato l’opposizione democratica durante il secondo mandato di Trump, cercando di mantenere unito un gruppo parlamentare composto da correnti moderate e progressiste.
Quali sono le sue posizioni politiche
Jeffries viene generalmente collocato nell’area moderata del Partito democratico, anche se si definisce un progressista attento alle questioni di giustizia razziale, sociale ed economica.
Tra le sue priorità politiche figurano la tutela della sanità pubblica, il contenimento del costo della vita, la protezione dei programmi sociali e il sostegno alle famiglie a reddito medio e basso.
Dopo la vittoria alle midterm, ha indicato alcune priorità legislative per i primi mesi della nuova maggioranza: intervenire sui tagli a Medicaid, ampliare le agevolazioni fiscali per le famiglie e affrontare il problema dell’accessibilità delle abitazioni. Ha inoltre espresso la volontà di lavorare per porre fine alla guerra in Iran.
La sua sfida sarà mantenere un equilibrio tra le diverse componenti del partito: da un lato i democratici più moderati, dall’altro i rappresentanti progressisti che chiedono un’opposizione più incisiva all’amministrazione Trump.
Cosa farà da Speaker e quali poteri avrà
Il ruolo di Speaker della Camera è uno dei più importanti nella politica statunitense. Il presidente dell’assemblea dirige i lavori parlamentari, stabilisce il calendario delle attività, influenza le priorità legislative e ha un ruolo centrale nell’organizzazione delle commissioni.
Con la maggioranza democratica, Jeffries potrà inoltre guidare le commissioni parlamentari e decidere quali proposte portare all’esame dell’aula. Il controllo della Camera permetterà ai democratici di avviare indagini sull’amministrazione Trump, convocare funzionari e richiedere documenti attraverso gli strumenti di supervisione del Congresso.
Lo Speaker occupa anche una posizione rilevante nella linea di successione presidenziale: è secondo dopo il vicepresidente, prima del presidente pro tempore del Senato.
Questo non significa che Jeffries potrà sostituirsi alla Casa Bianca. Trump conserverà i poteri dell’esecutivo e potrà esercitare il veto sulle leggi approvate dal Congresso. Ma con una maggioranza democratica alla Camera, il presidente dovrà confrontarsi con un’opposizione che avrà maggiori strumenti parlamentari per controllare e contrastare la sua agenda.
La possibile elezione di Jeffries rappresenta quindi un passaggio storico per la rappresentanza politica afroamericana negli Stati Uniti e apre una nuova fase nei rapporti tra Congresso e Casa Bianca.
