Più di cento attivisti sono entrati venerdì 6 novembre nel cantiere di un nuovo data center destinato a Microsoft ad Amsterdam. Alcuni si sono arrampicati sulle gru, mentre altri hanno manifestato a terra. Alla protesta ha partecipato Extinction Rebellion, nell’ambito di due giornate di mobilitazione contro la costruzione di grandi centri dati. Altre iniziative erano previste a Dublino, Varsavia e in Danimarca.
Il progetto di Amsterdam e la risposta delle aziende
Il futuro centro dati Microsoft è sviluppato dalla società britannica Pure Data Centres, proprietaria del sito. Il progetto prevede tre torri alte 85 metri ed è in preparazione dal 2016. È andato avanti anche dopo l’introduzione, da parte della città, di restrizioni alla costruzione di nuovi centri dati. Tra gli organizzatori della protesta c’è il collettivo olandese Geef Tegengas. Sulle gru sono stati esposti numerosi striscioni contro l’intelligenza artificiale e contro il suo impatto climatico territoriale.
Microsoft ha dichiarato di rispettare il diritto alla protesta pacifica, prendendo però le distanze dalle azioni che considera illegali. Pure Data Centres ha chiesto ai manifestanti di lasciare il cantiere in sicurezza e si è detta disponibile a un confronto.
Le richieste sulle risorse e le regole europee
La coalizione Stop Dirty Data Centres chiede di sospendere la costruzione dei grandi centri dati finché i governi non avranno definito regole più chiare. La contestazione riguarda l’elettricità necessaria al funzionamento dei server, l’acqua utilizzata nei sistemi di raffreddamento e il suolo occupato dagli impianti.
Secondo gli attivisti, destinare queste risorse a nuovi centri dati può ridurne la disponibilità per altri progetti e rendere più difficile il raggiungimento degli obiettivi climatici. La coalizione contesta anche la concentrazione del controllo di queste infrastrutture nelle mani di poche grandi aziende.
Il tema è aperto anche a Bruxelles: la vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen ha sostenuto che l’Europa ha bisogno di più data center, riportando però, i rischi che questo comporterebbe: l’aumento delle bollette, le interruzioni della fornitura elettrica e i danni ambientali.
Nei Paesi Bassi sono circa 200 i centri dati già operativi, in costruzione o in progetto. Anche Italia e Portogallo stanno irrigidendo le regole per queste infrastrutture. Con le iniziative del 6 e 7 novembre, gli organizzatori chiedono che le condizioni per autorizzare i nuovi impianti siano fissate prima dell’avvio di altri cantieri.
