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Data center in Lombardia, proteste contro i nuovi impianti: la Regione prepara una stretta

Al centro del dibattito ci sono il consumo di suolo, la domanda di elettricità e la mancanza di una strategia complessiva per gestire la rapida espansione di queste infrastrutture

18 Ottobre 2026
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Una protesta contro i data center

Una protesta contro i data center | Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Tra le case di San Bovio, frazione di Peschiera Borromeo alle porte di Milano, Microsoft sta progettando un nuovo data center al posto dei capannoni abbandonati da decenni. La vicinanza alle abitazioni e a un parco pubblico ha spinto molti residenti a mobilitarsi, preoccupati soprattutto per il rumore e l’illuminazione notturna. La petizione contro l’intervento ha superato le quattromila firme, mentre le contestazioni si stanno allargando a numerosi comuni lombardi. Al centro del dibattito ci sono il consumo di suolo, la domanda di elettricità e la mancanza di una strategia complessiva per gestire la rapida espansione di queste infrastrutture.

Data center, cresce la protesta nell’area di Milano

I residenti di San Bovio fanno parte della rete Stop Data Center, nata a luglio per riunire comitati contrari alla diffusione di questi impianti. Il 10 ottobre l’organizzazione ha promosso in piazza della Scala, a Milano, una manifestazione nazionale a cui, secondo le ricostruzioni della stampa locale, hanno partecipato oltre mille persone e una quarantina di comitati, provenienti anche dal Pavese e dal Piemonte. Pochi giorni prima, il 3 ottobre, più di 600 persone avevano protestato a Rho contro tre progetti previsti nel comune.

La mobilitazione riflette un fenomeno che non riguarda soltanto la Lombardia. La crescita dell’intelligenza artificiale e dei servizi digitali richiede infatti infrastrutture capaci di elaborare quantità sempre maggiori di dati. Negli Stati Uniti, tra il 2023 e il 2025, le opposizioni delle comunità locali hanno contribuito a bloccare o rallentare progetti per un valore complessivo di 64 miliardi di dollari. Contestazioni analoghe sono emerse in diversi Paesi europei, in alcuni casi con la sospensione o il ritiro degli interventi.

Perché le aziende scelgono proprio la Lombardia

L’area milanese è particolarmente attrattiva per gli operatori tecnologici. Qui si concentrano numerose aziende potenzialmente interessate ai servizi dei data center ed è presente il Milan Internet eXchange (MIX), uno dei principali punti di scambio del traffico Internet italiano. A questi fattori si aggiunge un rischio relativamente contenuto di terremoti e alluvioni.

Secondo le stime del Politecnico di Milano, nei prossimi tre anni quasi un quarto dei nuovi data center europei dovrebbe essere realizzato nella città metropolitana. I dati riportati dalla stampa locale indicano inoltre una forte concentrazione di progetti nel territorio: tra Milano e hinterland risultano decine di strutture già operative, in costruzione o pianificate. A fine agosto, secondo i dati citati da MilanoToday, alla Lombardia facevano capo 296 delle 553 istanze presentate in Italia per nuovi data center, per una potenza complessiva richiesta di 47,26 GW.

La concentrazione degli impianti è proprio uno dei punti contestati dai comitati. “Non neghiamo il fatto che lo sviluppo tecnologico debba andare verso una certa direzione, ma non vogliamo neanche che queste strutture abbiano un impatto così rilevante su un unico territorio”, ha spiegato al Post Fabiana Di Pino, coordinatrice della rete Stop Data Center. Secondo gli attivisti, l’espansione procede senza una pianificazione nazionale adeguata: in Italia, infatti, manca ancora una legge organica che regoli il settore nel suo complesso.

Energia e calore tra le principali preoccupazioni

Una delle questioni più rilevanti riguarda il fabbisogno elettrico. Enrico Duranti, fondatore del comitato di Lacchiarella, ha sostenuto che i trenta data center lombardi sottoposti a valutazione ambientale potrebbero arrivare a consumare, se tutti autorizzati e realizzati, una quota pari al 10% del fabbisogno energetico italiano.

Il tema è diventato ancora più urgente alla luce dei numeri diffusi dalla Regione. Dall’entrata in vigore della legge lombarda sui data center sono arrivate oltre 60 domande, per una potenza complessiva richiesta di circa 11 GW. Secondo le stime regionali riportate da DDay, se tutti i progetti fossero realizzati e funzionassero a pieno regime, potrebbero assorbire circa 90 TWh di elettricità all’anno, contro i circa 65 TWh consumati oggi dall’intera Lombardia. Si tratta di stime potenziali, non di consumi già effettivi: molti progetti sono ancora sulla carta e le previsioni per il 2030 indicano per tutta Italia una nuova capacità inferiore a quella richiesta dalle domande lombarde.

I comitati segnalano anche il calore prodotto dai sistemi di raffreddamento, che funzionano giorno e notte e potrebbero contribuire alla formazione di isole di calore nelle aree vicine alle abitazioni. Tra le altre criticità indicate ci sono il rumore e le riserve di gasolio utilizzate dai generatori di emergenza.

La legge regionale sui data center sarà modificata

La Lombardia aveva approvato a maggio una legge per indirizzare i nuovi impianti soprattutto verso aree industriali dismesse o da rigenerare. La norma, tuttavia, non vieta del tutto la costruzione su terreni agricoli: prevede contributi di costruzione maggiorati del 100% per i data center che consumano suolo agricolo e del 200% per quelli realizzati in parchi, riserve e aree di rilevanza naturale.

Per gli impianti con una potenza di connessione superiore a 10 MW è inoltre prevista una procedura di confronto con i Comuni interessati, che possono chiedere misure compensative. Il rapido aumento delle richieste ha però spinto la Regione a rivedere il quadro normativo.

L’assessore regionale Massimo Sertori ha annunciato a Reuters che le modifiche saranno presentate alla giunta il 19 ottobre, con l’obiettivo di arrivare in consiglio regionale nel giro di circa un mese. La revisione dovrebbe rafforzare la preferenza per le aree industriali abbandonate, promuovere sistemi di raffreddamento che riducano il consumo d’acqua e favorire l’utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili. “È chiaro che non è sostenibile. Ecco perché la legge deve essere rivista”, ha dichiarato Sertori riferendosi alle stime sui consumi elettrici.

Data center, Fontana cambia rotta: la Lombardia rivede la legge

Anche il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha confermato che la legge regionale sui data center andrà incontro a delle modifiche, con l’obiettivo di indirizzare ancora più chiaramente gli investimenti verso le aree da recuperare, evitando di consumare nuovo suolo.

“Stiamo preparando una modifica della legge regionale”, ha dichiarato Fontana a margine dell’assemblea di Assolombarda. Il governatore ha invitato però a non alimentare allarmismi: “Con calma valutiamo, esaminiamo e cerchiamo di capire se ci sono dei problemi e quali sono”. La direzione indicata dalla Regione è comunque precisa: “Fare in modo che i data center vengano costruiti su aree di recupero e non su aree nuove”. Oltre a rafforzare la preferenza per gli insediamenti industriali dismessi, le modifiche dovrebbero introdurre ulteriori indicazioni sulla sostenibilità degli impianti.

Milano e hinterland, decine di impianti tra attivi e programmati

Il territorio milanese è diventato uno dei principali poli italiani per queste infrastrutture, grazie alla presenza di numerose aziende interessate ai servizi digitali, alla vicinanza con il Milan Internet eXchange (MIX), nodo centrale per il traffico Internet nazionale, e a un rischio relativamente contenuto di terremoti e alluvioni.

Secondo i dati riportati da MilanoToday, tra Milano e hinterland sono già operativi 49 data center, mentre altri 24 risultano in costruzione e 25 sono pianificati. La pressione sul territorio emerge anche dalle richieste presentate dalle aziende: alla fine di agosto, su 553 istanze nazionali per nuovi impianti, per una potenza complessiva di 101,36 GW, ben 296 riguardavano la Lombardia, per un totale di 47,26 GW.

Tra i Comuni maggiormente coinvolti figurano Settala, Peschiera Borromeo, Abbiategrasso e Pieve Emanuele, oltre al capoluogo. La crescita dei progetti ha alimentato le preoccupazioni dei residenti, che contestano soprattutto l’impatto energetico e acustico delle strutture.

Le richieste dei comitati e i dubbi sui benefici economici

La rete Stop Data Center chiede una moratoria, ossia una sospensione temporanea delle autorizzazioni per i nuovi impianti, richiesta inviata al governo e al ministero dell’Ambiente il 9 ottobre. L’obiettivo è ottenere un piano nazionale che stabilisca quanti data center siano necessari e dove sia opportuno costruirli. Secondo i comitati, valutare ogni progetto separatamente non basta: a Rho, per esempio, sono previsti tre impianti relativamente vicini, con effetti cumulativi sui consumi energetici e sul calore prodotto.

Un altro nodo riguarda i posti di lavoro. I data center richiedono molti addetti durante la costruzione, ma una volta operativi impiegano un numero più limitato di lavoratori, spesso altamente specializzati. Di Pino cita i tre impianti che EdgeConneX intende realizzare tra Opera, Pieve Emanuele e Bertonico, dichiarati dal governo di interesse strategico nazionale: a fronte di investimenti per circa sei miliardi di euro, la stima riportata nella delibera è di 300 occupati complessivi.

 

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