Martina Colombari ha avuto una separazione minima dei muscoli dell’addome dopo la gravidanza, come ha raccontato ieri nella puntata de La Volta Buona su Rai 1. “Per me non è un problema, non mi dà fastidio, non è un handicap. Esteticamente non è bellissima perché non avrò mai l’addome piatto”, ha spiegato parlando della diagnosi.
Martina Colombari aveva già mostrato più volte la condizione nei suoi video social. “Mi è rimasta dopo la gravidanza: ho un buco qui in mezzo, ci passa una mano”, aveva detto in un filmato su Instagram. Il suo intento era rassicurare: “Volevo mostrarlo proprio per dire che può succedere dopo il parto, ma non facciamone una tragedia”. Ha però distinto la propria esperienza dai casi più gravi: “Quando diventa un problema serio, che crea ernie e dolori allora è un altro discorso”.
Che cos’è la diastasi addominale di cui soffre Martina Colombari
La diastasi addominale interessa la parete muscolare dell’addome e può avere conseguenze non soltanto estetiche, ma anche funzionali. A illustrarne le caratteristiche al sito del Gruppo San Donato è il professor Giampiero Campanelli, ordinario di Chirurgia dell’Università dell’Insubria, direttore dell’Unità operativa di Chirurgia generale, sezione Day & Week Surgery, dell’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio e direttore dell’Hernia Center di Milano.
Il termine deriva dal greco e significa allontanamento, separazione. Riguarda le due fasce dei muscoli retti dell’addome, quelli comunemente associati alla “tartaruga addominale”, che si estendono dall’arcata costale dello sterno fino al pube. Normalmente sono uniti al centro dalla linea alba, una struttura fibrosa: nella diastasi si distaccano, lasciando uno spazio anomalo.
Le cause cambiano in base al sesso e ai fattori predisponenti. Nelle donne la più frequente è la gravidanza, per la forte distensione della parete addominale. Anche il parto cesareo può contribuire: durante l’intervento i ginecologi agiscono nello spazio tra i muscoli, esercitando una trazione che può favorirne l’allontanamento.
Negli uomini il principale fattore di rischio è la perdita di tono muscolare, spesso legata alla sedentarietà. L’obesità e un aumento eccessivo del peso possono indebolire la parete addominale e favorire la separazione. Campanelli sottolinea inoltre che circa l’80-90% delle persone con diastasi presenta anche ernie della linea mediana, come quelle ombelicali o epigastriche, segno di un indebolimento generale dei tessuti.
I segnali e la diagnosi dello specialista
Una protuberanza al centro dell’addome, tra l’ombelico e lo sterno, è uno dei primi segnali: può diventare visibile, per esempio, alzandosi dal letto al mattino. Campanelli racconta che molti pazienti arrivano preoccupati per questa sporgenza, spesso scambiata per un’ernia.
L’osservazione della pancia può far nascere il sospetto, ma la diagnosi deve essere confermata da un chirurgo esperto. Lo specialista esegue un esame obiettivo, inserendo le dita nello spazio tra i muscoli retti per valutarne l’ampiezza.
Durante il confronto televisivo, il professor Pietro Lorenzetti ha confermato quanto dichiarato da Colombari, richiamando i disturbi associati alla condizione: “La diastasi dà dolori alla schiena, sempre crescenti, disturbi digestivi. Ma indietro non torna”.
Il trattamento e la prevenzione
La scelta tra un trattamento conservativo o chirurgico dipende dalla gravità. Colombari ha riferito di aver risolto senza intervento. Parlando dell’operazione, ha espresso questa valutazione: “L’operazione è molto pericolosa, vanno a intervenire dal taglio dell’operazione cesarea, va messa una retina”.
Per la prevenzione dopo il parto, Campanelli raccomanda alle donne gli esercizi di rinforzo dei muscoli larghi, per prevenire la separazione dei retti addominali. Evitare gli aumenti di peso e mantenere una buona tonicità muscolare, precisa il professore, è fondamentale anche per gli uomini.
