Se il servizio online su cui conserviamo fotografie, documenti e file personali smette improvvisamente di funzionare, potremmo ritrovarci senza accesso ai nostri contenuti proprio quando ne abbiamo bisogno. E in alcuni casi il problema non è soltanto un’interruzione temporanea: un guasto grave o la distruzione delle infrastrutture può rendere il recupero molto più complicato. Per questo, anche chi utilizza regolarmente il cloud dovrebbe organizzare un sistema di copie di sicurezza indipendenti. Una soluzione consiste nell’applicare la regola del 3-2-1, che prevede tre copie dei dati, conservate su almeno due supporti diversi, con una delle copie custodita in un luogo separato.
Tre copie dei file per non dipendere solo dal cloud
Applicare questa strategia non richiede necessariamente strumenti complessi. Per esempio, si possono conservare i documenti sul proprio computer, duplicarli su un hard disk esterno e mantenere una terza copia nel cloud. In questo modo, se uno dei supporti si guasta o un servizio diventa inaccessibile, restano disponibili altre possibilità per recuperare i contenuti.
Chi non vuole caricare i propri dati online può sostituire il cloud con un archivio fisico custodito altrove. La distanza tra le copie è importante quanto la loro quantità: tenere computer e disco esterno nella stessa abitazione, infatti, non protegge da eventi che potrebbero danneggiarli entrambi. Un incendio, un’alluvione o un furto potrebbero compromettere tutti i dispositivi presenti nello stesso luogo. La terza copia dovrebbe quindi trovarsi in una posizione distinta dalle altre.
I recenti attacchi ai data center
Quanto accaduto in Russia offre un esempio concreto di quanto i servizi digitali possano dipendere dalle infrastrutture fisiche che li sostengono. Nella notte tra venerdì 9 e sabato 10 ottobre, droni ucraini hanno colpito un data center di Yandex nella regione di Vladimir, a est di Mosca. Gli impianti di Sasovo e Kaluga erano già stati messi fuori uso. Insieme ad altri due centri, queste strutture costituiscono una parte essenziale dell’infrastruttura del gruppo, noto come la “Google russa”, che è stato costretto a operare in modalità di emergenza.
Le conseguenze sono andate oltre i danni agli edifici e ai sistemi informatici: decine di applicazioni di uso quotidiano hanno smesso di funzionare. Il ripristino delle strutture risulta inoltre più difficile a causa delle sanzioni imposte alla Russia. Senza la possibilità di affidarsi ai servizi cloud occidentali, Yandex ha meno alternative a disposizione per trasferire i propri sistemi su infrastrutture differenti.
Perché avere più data center non elimina ogni rischio
L’episodio mette in evidenza anche l’importanza di non concentrare tutte le risorse in pochi impianti di grandi dimensioni. I fornitori utilizzati in Italia adottano come buona pratica la distribuzione dei dati su più sedi, così da limitare la dipendenza da una singola struttura e ridurre l’impatto di eventuali incidenti.
La ridondanza delle infrastrutture, tuttavia, non sostituisce le precauzioni che ciascun utente può adottare per proteggere i propri contenuti. Anche quando il fornitore dispone di sistemi distribuiti, un’interruzione può impedire temporaneamente l’accesso ai file. E non è prudente dare per scontato che ogni problema possa essere risolto senza conseguenze.
Per le fotografie a cui siamo affezionati e per i documenti che non possiamo permetterci di perdere, la scelta più cauta resta quindi quella di mantenere copie indipendenti. Il cloud può essere una di queste, ma affiancarlo a supporti fisici e a un archivio separato permette di ridurre il rischio che un singolo evento comprometta tutti i dati.
