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Falkland-Malvinas, l’Argentina apre alla mediazione di Trump e prepara una base navale a 700 km dalle isole

Il ministro della Difesa Carlos Presti accoglie l’ipotesi di un intervento degli Stati Uniti nella storica disputa con il Regno Unito. Il 2 gennaio dovrebbero iniziare i lavori per la nuova struttura strategica di Ushuaia

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Falkland Islands topographic map-en

Eric Gaba (Sting - fr:Sting) — CC BY-SA 3.0 — via Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1893860)

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

L’Argentina apre alla possibilità di una mediazione di Donald Trump sulla disputa per le isole Falkland-Malvinas e, contemporaneamente, accelera sul rafforzamento della propria presenza nell’Atlantico meridionale. Il governo di Javier Milei si prepara infatti ad avviare la costruzione di una nuova base navale a Ushuaia, a circa 700 chilometri dalle isole contese con il Regno Unito.

A delineare la strategia di Buenos Aires è stato il ministro della Difesa Carlos Presti, che ha accolto favorevolmente le recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti sulla possibilità di intervenire come mediatore. «Non è contro nessuno, ma a favore di una soluzione pacifica», ha spiegato, ribadendo che la sovranità sulle Malvinas rimane una “causa nazionale” e che l’unica strada percorribile per recuperarla è quella “pacifica e diplomatica”.

Trump apre alla mediazione sulle Falkland-Malvinas

A riportare al centro dell’attenzione internazionale la storica controversia era stato proprio Donald Trump. Il presidente americano aveva definito l’eventualità di un nuovo conflitto tra Argentina e Regno Unito per le isole un “potenziale disastro”, offrendo la propria disponibilità a svolgere un ruolo di mediazione.

Un’apertura accolta positivamente dal governo argentino, che negli ultimi anni ha continuato a rivendicare la sovranità sull’arcipelago senza mettere in discussione la strada diplomatica.

La posizione britannica resta però opposta. Londra considera le Falkland un proprio territorio d’oltremare e richiama il principio di autodeterminazione degli abitanti. Nel referendum del 2013 il 99,8% dei votanti scelse di mantenere lo status di territorio britannico d’oltremare, una consultazione che Buenos Aires non riconosce come valida ai fini della disputa sulla sovranità.

Una nuova base navale a 700 chilometri dalle Falkland

Parallelamente alla partita diplomatica, Buenos Aires sta accelerando sulla nuova base navale di Ushuaia, nella Terra del Fuoco. Secondo quanto riferito dall’agenzia Efe, Presti ha spiegato che la struttura avrà un “valore strategico” per “posizionare e proiettare” l’Argentina nell’Atlantico meridionale.

Il governo punta ad accelerare i tempi. “Faremo circa cinque o sei gare d’appalto pubbliche per poter iniziare il prima possibile e cominciare i lavori il 2 gennaio”, ha precisato il ministro.

Il progetto non nasce con l’attuale governo. Era stato ideato nel 2022, ma successivamente bloccato anche a causa dei tagli alla spesa. Il presidente Javier Milei ne ha annunciato la riattivazione il 3 agosto, riportando l’infrastruttura tra le priorità strategiche del Paese.

La posizione geografica è particolarmente significativa: Ushuaia dista circa 700 chilometri dalle Falkland-Malvinas e rappresenta uno dei principali punti di accesso all’Antartide.

Il ruolo dell’Antartide e il sostegno della Terra del Fuoco

La nuova struttura non sarà legata esclusivamente alla proiezione argentina nell’Atlantico meridionale. Dovrà infatti funzionare anche come “polo logistico” per le attività in Antartide, dove l’Argentina dispone attualmente di sette basi permanenti e sei temporanee.

Al progetto è arrivato anche il sostegno del governatore della provincia della Terra del Fuoco, Gustavo Melella, nonostante le divergenze politiche con il governo nazionale. “Al di là del fatto che si abbiano differenze politiche e ideologiche su alcune questioni, su questo progetto siamo totalmente d’accordo e bisogna farlo”, ha dichiarato.

La costruzione della base assume così un significato che va oltre la sola questione delle Malvinas: rafforzare la presenza argentina nell’estremo sud, consolidare la proiezione verso l’Antartide e aumentare il peso strategico di Buenos Aires nell’Atlantico meridionale.

Sul dossier Falkland, invece, il governo continua a insistere sulla via diplomatica. L’eventuale mediazione di Trump rimane per il momento soltanto un’ipotesi, ma l’apertura di Presti mostra come Buenos Aires sia pronta a sfruttare un possibile nuovo canale con Washington per riportare al centro del confronto internazionale una disputa che, a oltre quarant’anni dalla guerra del 1982, resta ancora irrisolta.

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