Donald Trump non sembra condividere i timori di chi considera l’intelligenza artificiale una possibile minaccia esistenziale per l’umanità. Il presidente americano ha però sottolineato che per gli Stati Uniti sarà fondamentale prevalere nella competizione tecnologica con la Cina, avvertendo dei rischi legati al rapido sviluppo dell’AI senza adeguati limiti.
Trump: “Nessuna paura dell’intelligenza artificiale”
Parlando con i giornalisti giovedì, prima di salire sull’Air Force One per fare ritorno a Washington dopo la conclusione della convention repubblicana di metà mandato a Dallas, in Texas, Trump ha risposto a una domanda sui possibili pericoli legati alla rapida evoluzione dell’intelligenza artificiale.
“Nessuna paura”, ha detto il presidente. Trump ha però precisato di avere una preoccupazione: gli Stati Uniti devono assicurarsi di “vincere” la sfida sull’AI. A suo giudizio, Washington sarebbe attualmente davanti a Pechino di “un buon periodo”, che ha quantificato in circa un anno, un vantaggio che nel settore tecnologico rappresenterebbe un intervallo considerevole.
Ted Cruz: “Meglio robot killer americani”
Oltre a Trump, sul possibile scenario di un’intelligenza artificiale capace di provocare l’estinzione dell’umanità è intervenuto anche il senatore repubblicano del Texas Ted Cruz. Parlando con Dasha Burns di Politico, Cruz ha affrontato con una battuta particolarmente provocatoria l’ipotesi di robot autonomi e letali: “Se saranno robot killer, preferirei che fossero robot killer americani e non robot killer cinesi”.
Anche il senatore ha posto l’accento sulla competizione con Pechino. Secondo Cruz, la velocità con cui la Cina sta sviluppando l’intelligenza artificiale rende di fatto impossibile pensare di rallentare unilateralmente il progresso della tecnologia.
Cruz: la Cina “non mette paletti”
Cruz ha sostenuto che la Cina stia procedendo senza imporre sufficienti limiti allo sviluppo dell’AI: “I cinesi non stanno mettendo paletti. Stanno andando a tutta velocità”. Per il senatore, gli Stati Uniti non devono quindi “soffocare l’innovazione”, perché permettere a Pechino di conquistare un vantaggio nella corsa all’intelligenza artificiale sarebbe “pericoloso”. Le dichiarazioni dei due esponenti repubblicani arrivano mentre negli Stati Uniti si è riacceso il dibattito sui rischi legati alla corsa verso sistemi di AI sempre più avanzati.
L’allarme dell’ex ricercatore di Anthropic
Mercoledì, Jacob Coxon, ex ricercatore di Anthropic, aveva annunciato su X le proprie dimissioni lanciando un duro avvertimento sul futuro della tecnologia. Secondo Coxon, i principali protagonisti del settore starebbero “correndo dritti verso una superintelligenza capace di auto-migliorarsi e giocando d’azzardo con le nostre vite”, senza adottare precauzioni sufficienti.
L’ex ricercatore ha aggiunto che le stesse persone impegnate nella costruzione dei sistemi di AI credono seriamente che la tecnologia possa arrivare a “ucciderci tutti entro la fine del decennio”. “Non è una trovata di marketing”, ha precisato.
Washington accusa la Cina di sottrarre tecnologia sull’AI
Nella stessa giornata, funzionari americani dell’intelligence e delle forze dell’ordine hanno accusato la Cina di sottrarre proprietà intellettuale dai laboratori statunitensi di intelligenza artificiale attraverso una tecnica chiamata “distillazione”.
Nel mirino delle autorità americane sono finite in particolare le società cinesi DeepSeek, Moonshot AI e Alibaba. Pechino ha respinto le accuse attraverso la portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning, invitando gli Stati Uniti a “smettere di fare false accuse e diffamare la Cina”. Il nuovo scambio di accuse contribuisce ad alimentare le tensioni tra le due superpotenze, proprio alla vigilia dell’arrivo a Washington del presidente cinese Xi Jinping, previsto per il 24 settembre.
Trump vede nell’AI anche posti di lavoro e ricchezza
Il presidente americano aveva già espresso una posizione sostanzialmente ottimista sull’intelligenza artificiale in un’intervista concessa all’inizio del mese a GB News. Trump aveva riconosciuto l’esistenza di alcuni aspetti negativi, ma aveva sostenuto che sarebbero stati affrontati.
Tra gli elementi positivi indicati dal presidente ci sono anche gli investimenti necessari per sviluppare l’infrastruttura tecnologica. Trump ha parlato della costruzione di impianti e data center, descrivendoli come strutture capaci di generare “tremenda ricchezza” e “tremendi posti di lavoro”.
Alla domanda sull’eventuale impatto dell’AI sull’occupazione, aveva quindi previsto la creazione di milioni di posti di lavoro, spiegando che la nuova tecnologia avrebbe generato nuove attività economiche. Secondo Trump, inoltre, computer e infrastrutture devono comunque essere realizzati dagli esseri umani: “Partirà sempre da noi”.
Trump: “Avremo sempre qualcosa per fermarli”
Trump aveva infine affrontato anche lo scenario più estremo, quello di un’intelligenza artificiale che un giorno potrebbe “rivoltarsi” contro l’umanità. La sua risposta era stata nuovamente rassicurante: “Andrà tutto bene. Avremo sempre qualcosa per fermarli”.
Una posizione che si accompagna quindi alla fiducia del presidente nelle potenzialità economiche dell’AI, ma anche alla convinzione che la priorità strategica per gli Stati Uniti sia mantenere il vantaggio sulla Cina nella corsa allo sviluppo della tecnologia.
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