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Israele, Ben Gvir contro i registi di “Naza”: “Siete una vergogna”. Zohar vuole revocare loro la cittadinanza

Il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, premiato con il Premio speciale della Giuria a Venezia, scatena lo scontro in Israele. Il ministro della Cultura Miki Zohar lo definisce "un tradimento dello Stato"

14 Settembre 2026 (Ultima modifica il 14 Settembre 2026 | 07:36)
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Due registi palestinesi, donna e uomo, premiati alla Mostra del Cinema di Venezia

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Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

Il successo di “Naza” alla Mostra del Cinema di Venezia scatena la reazione del governo israeliano. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha attaccato duramente Yuval Abraham e Rachel Szor, i due registi israeliani del documentario premiato con il Premio speciale della Giuria alla 83esima edizione del Festival.

“A coloro che diffamano i nostri eroici combattenti, che rischiano la loro vita affinché possiamo vivere in pace e sicurezza, io dico: voi siete una vergogna e un disonore per l’intero popolo d’Israele. Andatevene”, ha scritto Ben Gvir sui social.

Ancora più pesante la presa di posizione del ministro della Cultura Miki Zohar, che ha annunciato l’intenzione di muoversi per chiedere la revoca della cittadinanza israeliana dei due registi, accusandoli di tradimento nei confronti dello Stato.

L’attacco di Ben Gvir e Zohar

Ben Gvir ha definito il documentario un |”danno collaterale diretto contro il popolo d’Israele”, arrivando poi a rivolgersi direttamente ai due autori: “Sono sicuro che i vostri amici, i nostri nemici di Hamas a Gaza, vi accoglieranno a braccia aperte”.

Zohar ha invece descritto “Naza” come un’opera “vile”, sostenendo che i suoi autori sarebbero disposti a danneggiare il proprio Paese per ottenere riconoscimenti all’estero. Il ministro ha collegato la polemica anche alla sua riforma dei finanziamenti pubblici destinati all’industria cinematografica israeliana, sostenendo che i cittadini non debbano finanziare opere che, a suo giudizio, danneggiano i soldati dell’Idf e lo Stato.

L’annunciata revoca della cittadinanza, tuttavia, non è una misura che il ministro della Cultura può adottare autonomamente. La legislazione israeliana la consente soltanto in circostanze specifiche e attraverso un procedimento che coinvolge altre autorità dello Stato e il sistema giudiziario.

Cosa racconta “Naza”

Il documentario, diretto da Abraham e Szor e prodotto da The Guardian e JW Films, è stato girato prevalentemente di notte sui tetti di Tel Aviv e analizza i meccanismi utilizzati dall’apparato militare e di intelligence israeliano nella guerra nella Striscia di Gaza.

Il titolo “Naza” deriva da un acronimo utilizzato nell’intelligence militare israeliana per indicare il “danno collaterale”, cioè il numero previsto di civili che potrebbero essere uccisi durante un attacco. Il film ricostruisce il funzionamento dei sistemi di selezione degli obiettivi, compreso l’impiego di strumenti basati sull’intelligenza artificiale, attraverso le testimonianze di 24 membri ed ex membri dell’esercito e dell’intelligence israeliani.

Secondo quanto sostenuto nel documentario, durante la guerra sarebbero state autorizzate operazioni con soglie molto elevate di vittime civili previste per colpire determinati obiettivi militari. L’esercito israeliano ha respinto questa ricostruzione, contestando in particolare l’affidabilità di testimonianze anonime e negando di perseguire deliberatamente l’uccisione di civili.

Il premio a Venezia e l’appello di Abraham

“Naza” era entrato in un secondo momento nel concorso ufficiale della 83esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Alla prima proiezione al Lido il documentario aveva ricevuto una lunga standing ovation, prima di conquistare il Premio speciale della Giuria.

Ritirando il riconoscimento, Abraham ha ribadito che uno degli obiettivi del lavoro è proprio raggiungere il pubblico del suo Paese. Il regista ha sottolineato l’importanza che gli israeliani vedano il documentario e si confrontino con ciò che racconta.

Abraham e Szor avevano già lavorato insieme a “No Other Land”, il documentario sulla Cisgiordania realizzato con Basel Adra e Hamdan Ballal e premiato con l’Oscar. Anche quell’opera aveva provocato forti polemiche in Israele.

Il nuovo riconoscimento ottenuto a Venezia ha ora riaperto lo scontro, trasformando “Naza” da uno dei film più discussi della Mostra in un nuovo caso politico interno a Israele.

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