Gli assegni pensionistici in Italia potrebbero aumentare sulla base di un’inflazione acquisita per il 2026 pari al 2,9%, secondo la stima preliminare dell’Istat di agosto. Il dato è ancora provvisorio. Per conoscere la percentuale definitiva sulla quale calcolare la rivalutazione occorre attendere il decreto del ministero dell’Economia, che di solito arriva nella seconda metà di novembre.
Le stime disponibili consentono comunque di indicare quanto potrebbero crescere le pensioni 2027, dal trattamento minimo agli assegni più elevati. Gli importi non aumenterebbero tutti nella stessa proporzione: la rivalutazione piena riguarda i trattamenti fino a quattro volte il minimo, mentre per le fasce superiori l’adeguamento è parziale.
L’inflazione di agosto e il peso dei prezzi energetici
L’indice dei prezzi al consumo è aumentato ad agosto dello 0,5% rispetto al mese precedente e del 3,3% rispetto al 2025, secondo la stima preliminare dell’Istat. Il tasso annuo ha accelerato dal 2,9% di luglio, raggiungendo il livello più alto da quasi tre anni. Per trovare un valore superiore bisogna risalire al settembre 2023, quando l’inflazione era al 5,3%.
L’inflazione acquisita per il 2026 è invece al 2,9%: è il valore che si avrebbe se l’indice rimanesse allo stesso livello anche nei prossimi mesi. È questa la percentuale provvisoria utilizzata per le ipotesi di rivalutazione.
A sostenere l’aumento, ha spiegato l’Istituto nazionale di statistica, è «l’andamento dei prezzi dei beni energetici, che risentono ancora delle tensioni internazionali». La loro variazione annua è passata dall’11,6% di luglio al 17% di agosto.
I beni energetici non regolamentati, come i carburanti e le bollette sul mercato libero, hanno accelerato dall’11,4% al 16,9%; quelli regolamentati, ossia le tariffe di luce e gas nel tutelato, dal 14,8% al 18,8%. La benzina è aumentata del 16,3% e il gasolio del 26,7%.
Le spese per l’abitazione, l’acqua e l’elettricità sono salite dell’8,9%, contro il 7,2% di luglio; quelle per i trasporti del 6,1%, dal 4,3%. Hanno rallentato i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona. I prezzi alimentari sono rimasti stabili nella loro dinamica annua, al +1,1%, frenando la crescita dell’indice generale.
Quanto potrebbero aumentare gli assegni nel 2027
Il riferimento per distinguere le fasce è il trattamento minimo di 611,85 euro previsto per il 2026. La rivalutazione indicata è del 100% per i trattamenti fino a quattro volte questo importo, del 90% per quelli tra quattro e cinque volte il minimo e del 75% per quelli superiori a sei volte il minimo.
Se il 2,9% fosse confermato, gli assegni fino a 2.447,40 euro, pari a quattro volte il minimo, beneficerebbero dunque dell’adeguamento pieno. La pensione minima passerebbe da 611,85 a 629,59 euro, con un incremento di circa 18 euro.
Per un assegno di 800 euro, l’importo stimato sarebbe di 823,20 euro, con 23,20 euro in più. Una pensione di 900 euro salirebbe a 926,10 euro, guadagnando 26,10 euro. Chi percepisce 1.000 euro arriverebbe a 1.029 euro, con un aumento di 29 euro; un trattamento di 2.000 euro raggiungerebbe invece 2.058 euro, con 58 euro aggiuntivi.
Per gli assegni oltre 2.447,40 euro, gli esempi di rivalutazione parziale applicano il 90% alla fascia tra quattro e cinque volte il minimo e il 75% alla parte eccedente. L’incremento sarebbe quindi ridimensionato rispetto all’applicazione integrale del tasso d’inflazione.
Una pensione di 2.500 euro potrebbe arrivare a 2.572,34 euro, con un aumento di 72,34 euro. Un assegno di 3.000 euro salirebbe a 3.085,39 euro, con 85,39 euro in più, mentre uno di 3.500 euro raggiungerebbe 3.596,48 euro, con un incremento di 96,48 euro.
Questi importi restano indicativi: dipendono dalla conferma del tasso acquisito stimato dall’Istat e non costituiscono ancora gli aumenti definitivi degli assegni del prossimo anno.
I requisiti pensionistici dal 2027 al 2028
La rivalutazione degli importi non è l’unico cambiamento previsto per le pensioni. Dal 1° gennaio 2027 scatterà anche l’adeguamento alla speranza di vita, con un mese in più nei requisiti di accesso. La modifica riguarda sia le età richieste per la vecchiaia e per l’anticipata contributiva, sia gli anni di contributi necessari per l’anticipata ordinaria.
Per la pensione anticipata contributiva il requisito salirà a 64 anni e un mese; per quella di vecchiaia a 67 anni e un mese. L’anticipata ordinaria richiederà invece 42 anni e 11 mesi di contributi agli uomini e 41 anni e 11 mesi alle donne.
Il passaggio successivo è previsto nel 2028, quando lo scatto complessivo raggiungerà i tre mesi. L’età per l’anticipata contributiva sarà allora di 64 anni e tre mesi, mentre quella per la vecchiaia arriverà a 67 anni e tre mesi.
Per l’anticipata ordinaria, nel 2028 serviranno 43 anni e un mese di versamenti agli uomini e 42 anni e un mese alle donne.
