Almeno 300 bambini sarebbero stati uccisi nella Striscia di Gaza nei 300 giorni trascorsi dall’annuncio del cessate il fuoco dell’ottobre 2025. È il nuovo bilancio diffuso dall’Unicef, che sottolinea come la cifra equivalga a una media di un bambino morto ogni giorno, nonostante l’accordo prevedesse la sospensione delle operazioni militari e il pieno accesso degli aiuti umanitari e dei soccorsi.
Il dato segna un ulteriore aumento rispetto a quello comunicato dall’organizzazione il 19 giugno, quando i bambini uccisi dall’inizio della tregua erano 265, mentre circa 400 risultavano feriti. Già allora l’Unicef aveva definito il cessate il fuoco una «crudele e mortale illusione» per i minori palestinesi.
Unicef: “Un bambino ucciso in media ogni giorno”
«Un cessate il fuoco che comporta la morte di un bambino in media ogni singolo giorno sta venendo meno alla sua funzione di proteggere i bambini», ha dichiarato Edouard Beigbeder, direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa.
Oltre alle vittime, secondo l’organizzazione altre centinaia di bambini sono rimasti feriti, molti dei quali gravemente. Il dato dei 300 morti si riferisce alle notizie raccolte nel periodo trascorso dall’annuncio della tregua e restituisce un quadro nel quale, nonostante la riduzione delle ostilità rispetto alle fasi più intense della guerra, i minori continuano a pagare un prezzo altissimo.
La tendenza era emersa già nei primi mesi del cessate il fuoco. A gennaio l’Unicef aveva documentato almeno 100 bambini uccisi dall’inizio della tregua, precisando che si trattava esclusivamente dei casi per i quali erano disponibili informazioni sufficienti e che il numero effettivo avrebbe potuto essere più alto.
Le condizioni dei bambini nella Striscia di Gaza
Il problema non riguarda soltanto le conseguenze dirette delle violenze. Secondo l’Unicef, le famiglie palestinesi sono costrette a vivere in appena un terzo della superficie della Striscia, spesso tra edifici distrutti, macerie e cumuli di rifiuti.
Restano inoltre estremamente difficili le condizioni sanitarie e alimentari. I bambini continuano a soffrire di malnutrizione acuta e della mancanza di acqua potabile, mentre il sistema sanitario non è ancora tornato alla piena operatività.
I dati raccolti dall’Unicef nei mesi precedenti avevano già mostrato le dimensioni della crisi: all’inizio di febbraio nessuno dei 36 ospedali della Striscia risultava pienamente funzionante, mentre soltanto 18 erano parzialmente operativi. Circa 800mila bambini risultavano inoltre sfollati, costretti a vivere in condizioni sovraffollate e con servizi essenziali insufficienti.
La nuova fase del cessate il fuoco
L’Unicef guarda ora agli annunci degli ultimi giorni sulla prossima fase del cessate il fuoco, che prevedono misure per mettere fine alle ostilità e aumentare l’ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia.
Per Beigbeder, gli sviluppi rappresentano «una nuova speranza» per arrivare finalmente alla fine delle uccisioni dei bambini. Ma l’organizzazione chiede che alle dichiarazioni seguano risultati verificabili sul terreno.
Il vero banco di prova, secondo l’Unicef, sarà capire se cesseranno le uccisioni, se gli aiuti riusciranno a raggiungere la popolazione in quantità sufficienti, se gli ospedali potranno tornare a funzionare e se sarà ripristinato l’accesso all’acqua. Un’altra questione fondamentale riguarda la scuola, con l’obiettivo di consentire ai bambini di tornare in classe in sicurezza a settembre.
L’appello dell’Unicef alle parti
L’organizzazione ha infine rivolto un nuovo appello a tutte le parti affinché rispettino gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario e dal diritto internazionale dei diritti umani.
La priorità, ribadisce l’Unicef, deve essere la protezione dei bambini e il ripristino dell’accesso ai servizi essenziali: assistenza sanitaria, istruzione, acqua potabile e cibo. Allo stesso tempo deve essere garantito agli operatori umanitari un accesso sicuro, rapido e senza ostacoli alle persone che hanno bisogno di assistenza.
A quasi dieci mesi dall’annuncio del cessate il fuoco, il dato sintetizzato dall’Unicef resta quello più immediato: almeno 300 bambini uccisi in 300 giorni, mentre per migliaia di minori palestinesi la tregua non ha ancora significato un ritorno a condizioni di vita sicure.
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