16 luglio 2026 – Dopo l’inchiesta pubblicata da Domani sugli studenti gazawi impossibilitati a raggiungere le università italiane perché privi dei requisiti linguistici richiesti, il ministero dell’Università e della Ricerca ha inviato agli atenei una nuova circolare per provare a superare lo stallo. Nel documento, datato 3 luglio, il Mur chiede che le candidature siano esaminate applicando criteri di “ragionevolezza”, “proporzionalità” e tenendo conto delle condizioni eccezionali vissute dagli studenti provenienti da zone di guerra. “Nella mia anima è tornata la speranza“, ha scritto uno dei ragazzi ancora bloccati nella Striscia in un gruppo WhatsApp nel quale studenti e studentesse condividono paure e aggiornamenti sulle possibilità di evacuare da Gaza e raggiungere l’Italia.
Studenti di Gaza, cosa prevede la nuova circolare del Mur
La nota, datata 3 luglio e resa nota nei giorni successivi, riguarda gli studenti internazionali provenienti da Paesi in guerra o colpiti da gravi crisi umanitarie, con particolare riferimento ai palestinesi accolti attraverso i corridoi universitari.
La verifica delle competenze linguistiche resta affidata agli atenei. Il Mur, dunque, non ha introdotto una deroga automatica al livello B2 previsto per frequentare i corsi in italiano. Ha però precisato che le università non dovranno limitarsi a controllare il possesso di una certificazione formale. La valutazione dovrà considerare anche la capacità dello studente di seguire il percorso accademico scelto. Guerra, sfollamento forzato, interruzione delle attività educative, problemi nelle comunicazioni e perdita dei documenti possono infatti aver impedito ai candidati di studiare una lingua o di dimostrare le proprie competenze attraverso le procedure ordinarie.
Il ministero invita inoltre gli atenei ad attivare corsi di accompagnamento e rafforzamento linguistico dopo l’ammissione, in modo da permettere agli studenti di colmare eventuali lacune una volta arrivati in Italia.
Come si è arrivati allo stallo degli studenti bloccati
A partire dal settembre del 2025, il governo italiano ha organizzato diverse operazioni per trasferire in Italia gli studenti palestinesi ammessi nelle università. A maggio la Farnesina indicava in 229 il numero dei giovani evacuati; secondo i dati più recenti riportati dal Mur, oggi sarebbero circa 250.
Durante le prime partenze, il requisito linguistico era stato applicato con maggiore elasticità. La situazione è cambiata nel mese di giugno, quando circa 60 studenti, molti dei quali già vincitori di una borsa di studio, si sono trovati improvvisamente bloccati dalla richiesta di una certificazione B2 di italiano.
Alcuni di loro hanno ricevuto telefonate senza preavviso da funzionari italiani, durante le quali sarebbe stato chiesto di sostenere una conversazione interamente in italiano. Anche diversi atenei hanno inviato comunicazioni nelle quali la conoscenza della lingua veniva indicata come un requisito prioritario.
Il caso, raccontato inizialmente da Domani, è arrivato in Parlamento. Il Partito democratico ha chiesto al governo perché fosse stato introdotto un criterio mai applicato agli studenti evacuati in precedenza e se i colloqui telefonici in italiano fossero compatibili con le condizioni dei candidati. Anche Alleanza Verdi e Sinistra ha presentato un’interrogazione ai ministri Antonio Tajani e Anna Maria Bernini.
La richiesta delle università italiane
La nuova linea del Mur arriva anche dopo le pressioni degli atenei coinvolti nei programmi di accoglienza. Le università hanno chiesto alla Farnesina, al ministero dell’Università e alla Conferenza dei rettori di applicare procedure uniformi, evitando che la prova linguistica diventi un ostacolo impossibile da superare.
Gli atenei chiedono inoltre risposte rapide sulle candidature rimaste sospese, l’apertura anche agli studenti sostenuti da sponsor privati e la creazione di un tavolo tecnico tra ministeri, Crui e università.
La circolare, però, non risolve l’intera vicenda. Anche ottenuta l’ammissione, molti studenti continuano a non poter lasciare Gaza. Le evacuazioni dipendono da procedure diplomatiche e burocratiche complesse, oltre che dall’apertura dei valichi. Il requisito linguistico potrebbe diventare meno rigido, ma per i ragazzi e le ragazze ancora nella Striscia la possibilità di raggiungere concretamente l’Italia resta tutt’altro che garantita.
