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Board of Peace, da progetto miliardario a flop: per Gaza resta solo un campo profughi temporaneo

Il piano nato per ricostruire l'intera Striscia di Gaza è stato drasticamente ridimensionato. Mancano i fondi promessi, i lavori non sono partiti e il progetto si limita ora a un campo temporaneo per una parte degli sfollati

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Board of Peace, da progetto miliardario a flop: per Gaza resta solo un campo profughi temporaneo

Board of Peace, da progetto miliardario a flop: per Gaza resta solo un campo profughi temporaneo

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

Presentato come il progetto destinato a ridisegnare il futuro della Striscia di Gaza, il Board of Peace, promosso dal presidente americano Donald Trump, si è progressivamente trasformato in un’iniziativa molto più limitata rispetto alle ambizioni iniziali. L’obiettivo originario prevedeva la ricostruzione dell’intero territorio, con nuovi quartieri, infrastrutture, servizi e un’amministrazione palestinese sostenuta da una forza internazionale. Oggi, però, il piano è stato ridimensionato fino a prevedere soltanto un campo profughi temporaneo nell’area di Rafah, nel sud della Striscia.

Dal progetto di ricostruzione al campo temporaneo

Secondo le ultime ricostruzioni, il nuovo piano pilota dovrebbe ospitare solo una piccola parte dei circa due milioni di palestinesi sfollati dalla guerra. Il campo sarebbe amministrato da autorità palestinesi con il supporto di una ridotta forza internazionale di stabilizzazione, composta inizialmente da contingenti provenienti da Paesi come Marocco e Kosovo. Tuttavia, i lavori non sono ancora iniziati e l’avvio del progetto potrebbe slittare fino alla fine del 2026.

A pesare sul ridimensionamento è soprattutto la questione economica. Al Board of Peace erano stati promessi 17 miliardi di dollari, ma gran parte delle risorse non è mai arrivata. Il fondo istituito presso la Banca Mondiale risulta sostanzialmente privo di liquidità e anche gli Stati Uniti non avrebbero ancora versato i contributi annunciati. L’Unione europea ha invece stanziato fondi destinati al ripristino dei servizi essenziali, separati però dai progetti del Board of Peace.

Lo stallo politico e militare

Oltre ai problemi finanziari, il progetto continua a scontrarsi con le difficoltà sul terreno. La prosecuzione delle operazioni militari israeliane, le tensioni politiche, le divergenze tra le parti coinvolte e l’assenza di un quadro stabile hanno impedito l’avvio della ricostruzione. Anche la prevista forza internazionale di sicurezza deve ancora essere definita dal punto di vista operativo e giuridico.

Il drastico ridimensionamento del piano ha alimentato numerose critiche. Diversi osservatori ritengono che il passaggio da un programma di ricostruzione su larga scala a un singolo campo temporaneo rappresenti il simbolo delle difficoltà incontrate dal Board of Peace nel trasformare gli annunci in interventi concreti. In attesa di nuovi finanziamenti e di una maggiore stabilità politica, il progetto resta sostanzialmente fermo, con tempi di realizzazione ancora incerti.

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