Presentato come il progetto destinato a ridisegnare il futuro della Striscia di Gaza, il Board of Peace, promosso dal presidente americano Donald Trump, si è progressivamente trasformato in un’iniziativa molto più limitata rispetto alle ambizioni iniziali. L’obiettivo originario prevedeva la ricostruzione dell’intero territorio, con nuovi quartieri, infrastrutture, servizi e un’amministrazione palestinese sostenuta da una forza internazionale. Oggi, però, il piano è stato ridimensionato fino a prevedere soltanto un campo profughi temporaneo nell’area di Rafah, nel sud della Striscia.
Dal progetto di ricostruzione al campo temporaneo
Secondo le ultime ricostruzioni, il nuovo piano pilota dovrebbe ospitare solo una piccola parte dei circa due milioni di palestinesi sfollati dalla guerra. Il campo sarebbe amministrato da autorità palestinesi con il supporto di una ridotta forza internazionale di stabilizzazione, composta inizialmente da contingenti provenienti da Paesi come Marocco e Kosovo. Tuttavia, i lavori non sono ancora iniziati e l’avvio del progetto potrebbe slittare fino alla fine del 2026.
A pesare sul ridimensionamento è soprattutto la questione economica. Al Board of Peace erano stati promessi 17 miliardi di dollari, ma gran parte delle risorse non è mai arrivata. Il fondo istituito presso la Banca Mondiale risulta sostanzialmente privo di liquidità e anche gli Stati Uniti non avrebbero ancora versato i contributi annunciati. L’Unione europea ha invece stanziato fondi destinati al ripristino dei servizi essenziali, separati però dai progetti del Board of Peace.
Lo stallo politico e militare
Oltre ai problemi finanziari, il progetto continua a scontrarsi con le difficoltà sul terreno. La prosecuzione delle operazioni militari israeliane, le tensioni politiche, le divergenze tra le parti coinvolte e l’assenza di un quadro stabile hanno impedito l’avvio della ricostruzione. Anche la prevista forza internazionale di sicurezza deve ancora essere definita dal punto di vista operativo e giuridico.
Il drastico ridimensionamento del piano ha alimentato numerose critiche. Diversi osservatori ritengono che il passaggio da un programma di ricostruzione su larga scala a un singolo campo temporaneo rappresenti il simbolo delle difficoltà incontrate dal Board of Peace nel trasformare gli annunci in interventi concreti. In attesa di nuovi finanziamenti e di una maggiore stabilità politica, il progetto resta sostanzialmente fermo, con tempi di realizzazione ancora incerti.
