Roma, 20 aprile 2026 – Il regista Pupi Avati ha presentato a Roma il suo nuovo film Nel tepore del ballo, in uscita nelle sale italiane il 30 aprile con la distribuzione di 01 Distribution. L’opera, già applaudita al Bari International Film Festival, affronta temi profondi come il dolore, il ricordo e la rinascita personale, attraverso una narrazione intima e toccante. Nel contempo, Avati ha espresso alcune riflessioni sullo stato attuale del cinema italiano, mettendo in luce contraddizioni e dinamiche che caratterizzano il settore.
“Nel tepore del ballo”: un viaggio nel dolore e nella memoria
Il film racconta la vicenda di Gianni Riccio (interpretato da Massimo Ghini), un conduttore televisivo la cui vita viene sconvolta da uno scandalo giudiziario che lo porta agli arresti domiciliari tra Roma e Jesolo. Il racconto si snoda tra la caduta pubblica e il tentativo di riscatto di un uomo segnato da una perdita precoce: la madre morta di parto e l’assenza del padre, interpretato da Raul Bova. Al centro della narrazione c’è il legame profondo con la voce registrata della madre, un tesoro che diventa per Gianni una vera ancora di salvezza nei momenti di difficoltà.
Avati descrive così il cuore del film: “Mi è sempre piaciuto pensare che le persone, quando si trovano in difficoltà, aprano il bagagliaio dei loro ricordi per riconsiderare una storia con un essere umano che si è amato. Si regredisce, si torna indietro, e spesso questo è un viaggio struggente perché il dolore è fondamentale per creare la nostra identità e capire la sofferenza degli altri.”
Il cast è arricchito dalle interpretazioni di Giuliana De Sio, che con ironia e forza respinge qualsiasi accostamento del suo personaggio a Barbara D’Urso, e Isabella Ferrari, che si cala nel ruolo di Clara, primo grande amore di Gianni, «dark e malinconico», senza trucco né abbellimenti, un personaggio che l’attrice definisce “la parte più umana del protagonista”. Completano il cast Lina Sastri, Sebastiano Somma, Pino Quartullo, Morena Gentile e Manuela Morabito.
Le riflessioni di Avati sul cinema italiano e il caso Guadagnino
Nel corso della presentazione, Pupi Avati ha anche commentato l’assenza di film italiani al prossimo Festival di Cannes, esprimendo un giudizio critico ma equilibrato sul panorama cinematografico nazionale. “C’è a mio avviso una grande potenzialità nel cinema italiano, ma anche uno strano destino che lo accompagna, difficile da capire”, ha affermato il regista bolognese.
Avati ha citato il caso di Luca Guadagnino, regista noto a livello internazionale per film come Chiamami col tuo nome e Suspiria, sottolineando come ottenga per i suoi film “delle cifre che sono fuori dal mondo, e questo per lavori assolutamente non commerciali e che non portano a casa nulla”. Una riflessione che mette in luce la dicotomia tra investimenti e risultati di mercato, nonché la difficoltà di coniugare ambizione artistica e sostenibilità economica.
Il regista ha poi delineato le tre anime del cinema italiano contemporaneo: “C’è un cinema che cerca di rifare quello americano, più semplice, spettacolare e tecnologico; un altro che fa buon senso con budget ragionevoli, simile a quello del mio film; e infine manca un cinema che nasca nel segno della qualità prima che del budget, che ormai non vedo più né è incoraggiato dalle istituzioni”.






