Bruxelles, 21 aprile 2026 – Gli Stati Uniti hanno proposto agli alleati della Nato di modificare la frequenza dei vertici dell’alleanza, passando da un incontro annuale a un summit biennale. La richiesta, emersa da diverse fonti diplomatiche, giunge in un momento di tensioni transatlantiche e riflette un tentativo di adattare la governance dell’alleanza alle nuove sfide politiche e di sicurezza.
Evoluzione dei vertici Nato: da eventi sporadici a incontri regolari
Dalla sua fondazione nel 1949, la Nato ha tenuto un numero limitato di vertici a livello di capi di Stato e di governo: solo 10 summit nei primi 40 anni di vita. Il primo vertice ufficiale si svolse a Parigi nel 1957, mentre la frequenza degli incontri è aumentata progressivamente a partire dagli anni ’90 per rispondere all’evoluzione del contesto internazionale e alle crescenti esigenze di coordinamento tra gli alleati. Dal 2021 la Nato ha adottato una cadenza annuale per questi vertici, con l’ultimo appuntamento tenutosi a Bruxelles nel 2018.
La proposta statunitense di ridurre la frequenza a un vertice ogni due anni ha incontrato riscontri differenziati: mentre il segretario generale Mark Rutte ha accolto positivamente l’idea, altri paesi membri hanno espresso riserve. Al momento è stato trovato un compromesso che prevede lo spostamento del summit previsto per il 2027 in Albania dall’estate all’autunno, interrompendo la tradizionale cadenza estiva. L’obiettivo è mantenere una flessibilità operativa con incontri ministeriali più frequenti e di natura più operativa, garantendo comunque la possibilità di convocare summit straordinari in caso di necessità.
Il contesto geopolitico e le tensioni transatlantiche
La richiesta americana si inserisce in un quadro più ampio di tensioni tra le due sponde dell’Atlantico, accentuate dalla recente situazione ad Ankara, dove la partecipazione di Donald Trump al summit Nato è al momento incerta. Fonti diplomatiche non escludono che in sua vece possa partecipare il senatore JD Vance.
Parallelamente, il presidente Trump ha manifestato pubblicamente su piattaforme social la sua critica verso l’alleanza, definendola un “racket” e minacciando di ridistribuire le truppe statunitensi in Europa, spostandole da paesi ritenuti meno collaborativi a quelli più allineati con la sua visione strategica. Attualmente, circa 80mila soldati americani sono dislocati in Europa, con una presenza significativa in Germania (30mila unità).
Il segretario generale Rutte ha ribadito l’impegno degli alleati, sottolineando che la Nato sta evolvendo verso una partnership più equilibrata, con un aumento degli sforzi europei per la propria difesa e il sostegno logistico alle forze statunitensi, in particolare nella gestione delle tensioni con l’Iran. Rutte ha definito questo passaggio “un cambiamento di mentalità” che rafforza l’alleanza e la sua capacità di risposta collettiva.
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